Spagna, il Congresso boccia il decreto casa. Sanchez prima del voto: “Pensate alla gente”

Il decreto è stato rigettato con 172 voti a favore e 178 contrari. Fuori dal Parlamento gli striscioni: “I vostri profitti, la nostra miseria!”

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Nella giornata di oggi si è svolto il Congresso spagnolo che ha rigettato il decreto di misure contro l’emergenza abitativa, con una differenza di 6 voti. In particolare i voti a favore sono stati 172, mentre 178 sono stati quelli contrari della destra: Partito Popolare e Vox, oltre che ai decisivi voti dei 7 deputati della forza catalanista Junts per Catalunya.

Già da questa mattina molti attivisti si sono radunati fuori dal Parlamento nella Carrera de San Geronimo, per manifestare a favore di migliaia di cittadini accampati da giorni in Puerta del Sol. Le urla e i cartelloni: “I vostri profitti, la nostra miseria” e “Subito sciopero generale”. Il decreto bocciato conteneva grandi misure per l’emergenza casa, con il blocco degli sfratti delle persone vulnerabili fino al 2030, sovvenzioni per l’acquisto della prima casa e interventi di edilizia abitativa per alloggi con canoni accessibili.

Spagna, il Congresso boccia il decreto: l’appello di Sanchez prima della votazione

Sembra un duro colpo per il Governo. Il premier Pedro Sanchez aveva anche fatto un appello ai deputati delle destre prima della votazione, rivolgendosi soprattutto a quelli del Partito Popolare, di Vox e i 7 deputati di Junts per Catalunya. “Vi chiedo di pensare alla gente, la gente comune che ha più bisogno di essere protetta dal pubblico”, così il premier aveva chiesto di “dimenticare i calcoli ideologici”. E ancora il leader socialista rimarca: “Se oggi i decreti decadono, il danno al nostro Paese sarà immenso”.

Un altro boccone amaro anche per quanto riguarda il secondo decreto casa, che introduceva il rinnovo automatico dei contratti di locazione in vigore da sole 16 ore: in questo caso sono stati 166 i voti favorevoli contro i 184 contrari. Sembra che il governo Sanchez stia passando un momento molto delicato, soprattutto dopo quanto avvenuto a Ceuta: così il rischio di elezioni anticipate si avvicina sempre di più.

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