Filorusso, nazionalista nonché di sinistra, Robert Fico ha conquistato la vittoria nelle elezioni parlamentari della Slovacchia. Con il partito Smer, torna al governo per la quarta volta ottenendo il 22,9% dei consensi. Il suo trionfo alle urne lo deve ad una politica strettamente emotiva, in quanto ha saputo sapientemente appropriarsi delle tematiche più care alla destra e le ha cavalcate. Fico è riuscito nell’impresa, perché di impresa si tratta, di conquistare il cosiddetto elettorato mobile, quello credulo che si fa convincere da promesse che si sa essere irrealizzabili.
Ancora una volta una elezione è stata vinta dal migliore apparato comunicativo, quello che sa bene che non basta più il solo progetto per vincere, ma bisogna offrire all’elettore la percezione che gli si sta offrendo quanto desiderato. Basta dare una risposta che colmi una dissonanza cognitiva. Il suo staff comunicativo è riuscito a vendere un prodotto che non sarà mai consumato, un po’ come quando si promette alle donne che con un certo tipo di sapone i piatti li vuole lavare lui.
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Quello slovacco è di certo un voto che non passa inosservato e che preoccupa tanta parte dell’Europa e del mondo. Fico proverà a formare un governo alleandosi con la formazione socialdemocratica Hlas dell’ex presidente Peter Pellegrini, che si è piazzata con il 15% al terzo posto.
Slovacchia: chi è Robert Fico
Per la quarta volta premier, Robert Fico torna al governo della Slovacchia. Dopo aver fatto parte del Partito comunista slovacco negli anni della fine dell’impero sovietico e, poi, del Partito della sinistra democratica (Sdl), con la fondazione dello Smer e le sue prime esperienze da premier, Fico si è inizialmente mostrato un fervente europeista. Il suo primo mandato risale al 2006, tuttavia dal 2010 al 2012 è rimasto seduto ai banchi dell’opposizione, per poi tornare a vincere alle urne e governare fino al 2018 – anno dell’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua compagna Martina Kusnirova – quando si è scoperto il legame di alcuni suoi fedelissimi con la ‘ndrangheta.
La lezione di Fico è chiara: puntare sull’emotività e sugli egoismi piuttosto che sul bene comune. La storia si ripete, un circolo vizioso dove vige il principio che “il nemico del mio nemico è mio amico”. Di fatto la Svolacchia di Fico dice stop all’immigrazione e all’invio degli armamenti in Ucraina. Un fermo che trova il suo perché nelle relazioni internazionali, tuttavia risponde a delle posizioni nazionalistiche intrinseche al suo partito.
Slovacchia: la posizione dell’Ungheria
La lente deve essere spostata nei paesi che circondano la Slovacchia. Primo tra tutti l’Ungheria di Viktor Orban che rema contro l’Ucraina nella lotta contro il Cremlino. L’escalation con Zelensky non è certo una novità, tuttavia ha giocato un ruolo fondamentale nelle fila della campagna di Fico, assumendo dei toni sempre più duri non solo nei confronti di Kiev, ma anche delle politiche di UE e NATO. Anzi, il neo premier slovacco viene riconosciuto come ‘clone’ di Orban nella politica interna al Paese. Pugno duro sull’immigrazione dal premier ungherese che nel 2015 ha deciso di erigere una barriera metallica lungo i 175 chilometri di confine con la Serbia, replicata a stretto giro anche su quello con la Croazia, altro passaggio chiave sul crinale balcanico.
Un ritorno quindi, più che gradito, con Orban che scrive su X – ex Twitter: “Indovina chi è tornato! Congratulazioni a Robert Fico per la sua indiscutibile vittoria alle elezioni parlamentari slovacche. È sempre bello lavorare insieme a un patriota. Non vedo l’ora!“.
Guess who's back! Congratulations to Robert Fico on his undisputable victory at the Slovak parliamentary elections. Always good to work together with a patriot. Looking forward to it! 🇭🇺🇸🇰 pic.twitter.com/JHIlYWKX6c
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) October 1, 2023
Slovacchia: la posizione della Polonia
Per comprendere la lezione che torna dal trionfo di Fico occorre spostare lo sguardo anche sulla Polonia. I confini dell’Europa dell’Est stanno chiaramente mandando un messaggio che si traduce da un allontanamento volontario dalle questioni ritenute ‘scomode’ per il Paese. Tra queste, l’immigrazione. Come il neo premier slovacco, la Polonia vuole adottare una politica anti-immigrazione: il Parlamento, infatti, ha approvato la legittimità di un referendum che, quindi, si terrà prossimamente. La legge che ne potrebbe successivamente scaturire, però, potrebbe portare ad uno scontro fra Varsavia e Bruxelles in forza del diritto internazionale. Cosa che i conservatori polacchi vogliono mettere in discussione.
Slovacchia: il caso di Austria e Repubblica Ceca
Anche l’Austria e la Repubblica Ceca seguono l’esempio di Varsavia e introducono controlli lungo la frontiera per limitare l’arrivo di migranti irregolari, in particolare per coloro che arrivano dalla Slovacchia. Un provvedimento che si fa voce dell’Europa dell’Est.
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