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Siria, scoperta fossa comune vicino Damasco: migliaia di corpi in sacchi bianchi

La scoperta è stata riportata dalla tv panaraba Al-Jazeera. Si ipotizza, ma al momento non vi sarebbero certezze, che parte dei cadaveri ritrovati possano essere le vittime delle torture praticate nel carcere di Sednaya, situato a 20 chilometri da Damasco, famigerato in quanto località per la detenzione dei prigionieri politici del Paese

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Una troupe della tv panaraba Al Jazeera avrebbe scoperto oggi una enorme fossa comune a nord-Est di Damasco in Siria. Sarebbero migliaia i corpi che vi si troverebbero accatastati, come mostrato dalle riprese effettuate dai giornalisti. Al momento non si hanno certezze sull’origine di questo luogo, ma si ipotizza che alcuni di questi corpi “provengano dalle prigioni politiche del regime, come quella di Sednaya“.

Dalle immagini di Al Jazeera sarebbe possibile vedere che i cadaveri si trovano all’interno di sacchi bianchi, che sarebbero numerati. Secondo i presenti, il terreno in cui si trova questa fossa comune sarebbe grande circa 5mila metri quadri, ovvero quanto un campo da calcio regolamentare. La scoperta sconvolgente avrebbe riacceso i riflettori sulle atrocità commesse all’interno del Paese, in particolare all’interno delle carceri che ospitavano i nemici del regime di Basher Al-Assad.

Siria, il carcere di Sednaya

La più famigerata, ad oggi, è quella di Sednaya, struttura carceraria situata ad una trentina di chilometri da Damasco. A seguito della caduta del regime e della presa di potere dei ribelli filoturchi, infatti, questa è stata liberata e migliaia di persone sarebbero accorse per cercare di individuare e salvare i loro cari. Il carcere era stato definito da Amnesty un vero e proprio “mattatoio umano“, composto anche da celle sotterranee nascoste, in cui erano segregati i prigionieri.

Sembrerebbe, sempre secondo un rapporto di Amnesty International“, che all’interno della prigione venissero effettuate torture ed esecuzioni, autorizzate ai massimi livelli del governo di Assad. Il regime ha però sempre respinto tali accuse, definendole “infondate” ed insistendo che le esecuzioni nel Paese venivano pratiche solo a seguito di un equo processo.

Secondo i resoconti di alcuni detenuti che erano stati effettivamente rilasciati dal carcere di Sednaya, sembrerebbe che tra il 2011 e il 2018 più di 30mila detenuti siano stati giustiziati o siano morti a causa di torture, mancanza di cure mediche o fame. L’associazione per i detenuti e gli scomparsi nella prigione di Sednaya (Admps) ha però confermato che ad oggi non vi sarebbero più detenuti nascosti o imprigionati tra le mura della struttura.

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