Lo shutdown Usa si è concluso. Il presidente Donald Trump ha promulgato il decreto che pone fine al più lungo periodo di stop del Congresso della storia statunitense. Dopo ben 43 giorni di chiusura, il governo degli Stati Uniti ha ufficialmente riaperto, concludendo il periodo di incertezza politica ed economia che aveva stretto il Paese nelle sue morse.
“Oggi stiamo dando il chiaro messaggio che non cederemo a nuove estorsioni“, ha dichiarato il Tycoon, dando inizio ad una dura invettiva nei confronti dei Democratici Usa, che dal suo punto di vista sarebbero i soli responsabili del blocco. Lo shutdown si verifica, infatti, quando il Parlamento Usa non riesce a trovare una maggioranza sul voto di una determinata legge. Di fronte allo stallo si procede, quindi, con la chiusura degli uffici federali e lo stop agli stipendi della maggior parte dei dipendenti pubblici.
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“Tutto questo è stato assolutamente inutile e sciocco“, ha tuonato il presidente Usa, aggiungendo che, nonostante questa mossa, i Democratici non sarebbero riusciti ad ottenere quanto da loro auspicato, rendendo questo shutdown “una mossa politica egoista“.
Uno stop ai pagamenti che aveva causato un grave rallentamento dei volti interni agli Usa, a causa della mancanza di controllori di volo. Una situazione che avrebbe potuto divenire catastrofica con l’avvicinarsi delle vacanza del Ringraziamento e con il ritorno dei lavoratori dalle loro famiglia. La riapertura del governo consentirà anche il pagamento dei buoni pasto essenziali per 42 milioni di americani che vi dipendono e che per 43 giorni si sono trovati senza sussidi.
Shutdown, come si è arrivati alla riapertura del Congresso Usa
Lo shutdown è arrivato alla sua conclusione grazie ad una sorta di compromesso. Al Senato Usa, sono stati 8 i senatori Democratici che hanno deciso di cambiare voto e dare il via libera al provvedimento che ha permesso alla macchina burocratica di rimettersi in moto. Alla Camera sono stati sei i deputati che hanno deciso di votare insieme ai Repubblicani, così da far approvare la misura con 222 voti a favore e 209 contrari.
Il provvedimento prevede il finanziamento del governo fino al 30 gennaio e non include l’estensione dei sussidi all’Obamacare. Proprio su questa misura era nato il mancato compromesso tra le due parti della politica Usa. I Democratici, però, non hanno abbandonato il caso. Il leader dei liberal alla Camera, Hakeem Jeffries, ha assicurato che la battaglia continuerà e ha anche aggiunto: “La lotta è appena iniziata“. Inoltre, il gruppo progressista è convinto che, se i Repubblicani non cederanno su questa richiesta, allora potrebbero pagare carissimo lo scotto durante le elezioni di mid-term nel 2026.
Anche su questo caso, però, Trump non si è lasciato trovare impreparato. “L’Obamacare è stata un disastro fin dall’inizio“, ha sostenuto, aggiungendo di auspicare che i soldi dei contribuenti americani possano restare nelle loro mani e non andare nelle assicurazioni sanitarie. In questo modo, secondo il ragionamento del presidente, sarebbe possibile per i cittadini statunitensi riuscire ad acquistare “direttamente” la loro copertura sanitaria, diventando così “manager di se stessi“.
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