Sanzioni e petrolio, ecco l’accordo: vince Orban, c’è la deroga

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Compromesso dell’Unione Europea per il sesto pacchetto di misure anti-Russia. Quattro Paesi con eccezioni «che saranno riviste a breve» 

Al termine della prima giornata di lavoro, come aveva anticipato Borrell, arriva l’intesa dei big d’Europa sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia. Si tratta dei provvedimenti forse più delicati, visto che riguardano anche la fornitura di petrolio, uno dei nervi scoperti di Putin a livello energetico. 

Al termine del vertice, ecco l’accordo: oltre al blocco entro la fine dell’anno di tutte le importazioni via mare (il 75% del totale), deroga per il greggio che arriva nell’Ue attraverso l’oleodotto “Druzhba”, ossia il restante 25 per cento. Eccezione che riguarda teoricamente almeno quattro paesi, ossia Ungheria e Slovacchia (alimentate dalla sezione Sud del Druzhba) e Polonia e Germania (dove arriva la sezione Nord dell’oleodotto). Anche se in pratica, questi ultimi due paesi non useranno la deroga. 

L’accordo con Germania e Polonia 

«Abbiamo delle dichiarazioni politiche della Germania e della Polonia secondo cui elimineranno progressivamente tutto il petrolio russo entro la fine dell’anno», ha ricordato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante la conferenza stampa al termine della prima giornata del vertice. L’idea è che il petrolio colpito dalle sanzioni arriverà a circa il 90 per cento delle importazioni di greggio dalla Russia. «Il restante 10 per cento, che riguarda la sezione Sud dell’oleodotto Druzhba, è esente dalle sanzioni. Ma torneremo su questo punto non appena possibile», ha aggiunto la presidente della Commissione. 

Ai giornalisti che chiedevano che cosa significhi «non appena possibile» per l’Ungheria, e se il compromesso non significhi una deroga illimitata dalle sanzioni, von der Leyen ha spiegato che «si sta lavorando all’aumento della capacità di un oleodotto che parte dalla Grecia, per sostituire il petrolio russo del Druzhba Sud che arriva in Ungheria. Saranno necessari degli investimenti per farlo e ci vorranno fra i 25 e i 60 giorni, un tempo tutto sommato ragionevole. E poi bisognerà riconvertire le raffinerie perché il petrolio proveniente dall’Adriatico è diverso da quello russo». 

Vittoria ungherese  

Il premier Ungherese, Viktor Orban, ha così avuto anche le garanzie che aveva chiesto «nel caso che accadesse un incidente nel percorso dell’oleodotto in Ucraina», con interruzione del flusso di petrolio russo verso il suo paese. «In caso di improvvise interruzioni delle forniture, saranno introdotte misure di emergenza per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti», si legge nelle conclusioni del Consiglio europeo. 

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