“Non c’è uno scenario in cui tutti vincono in questa guerra. Non può essere così, perché ci sono state così tante perdite umane. Ha smesso di essere una situazione in cui tutti vincono fin dal primo giorno della guerra“. Lo ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista alla canadese Cbc, esprimendo scetticismo rispetto alla posizione dell’inviato del presidente americano Donald Trump, Jared Kushner, che dopo la missione a Mosca e Kiev insieme a Steve Witkoff aveva auspicato una soluzione in cui “vincono tutti“.
“La pace è una vittoria rispetto alla guerra, ma noi avevamo già la pace prima di questa guerra e per questo non sono sicuro che si possa parlare di una situazione in cui vincono tutti“, ha aggiunto Zelensky.
Il presidente ucraino ha inoltre ribadito la necessità di solide garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti e degli altri alleati, anche in vista di eventuali nuovi negoziati e di un possibile incontro con il presidente russoVladimir Putin. L’obiettivo, ha spiegato, è evitare che l’Ucraina debba “vivere con la paura che un domani possa occuparci“.
Zelensky ha quindi avvertito che, a suo giudizio, Putin non avrebbe intenzione di cambiare i propri obiettivi: “Non cambierà il suo obiettivo. Mai. Conosco il suo obiettivo e so che questa persona vuole occuparci completamente. E lo farà se non saremo abbastanza forti e se il mondo non resterà unito“.
“Pronto a incontrare Putin al G20”
Zelensky si è detto inoltre pronto a incontrare Putin al G20 di Miami. Lo ha affermato in un’intervista alla Deutsche Welle, spiegando che un eventuale faccia a faccia dovrebbe essere valutato soprattutto sulla base dei risultati che potrebbe produrre.
“Sì, certo. Dobbiamo andarci. Dobbiamo incontrarci, parlare e prendere decisioni“, ha dichiarato il presidente ucraino. “Non è una questione di parole. Ciò che gli dirò o ciò che lui vorrà dire a me non conta. Contano i risultati. Tutto qui“.
Mosca: “Le nostre condizioni non sono cambiate”
La disponibilità di Zelensky arriva mentre il Cremlino continua a ribadire le proprie condizioni per una soluzione del conflitto. Solo due giorni fa, dopo il trambusto e le ipotesi seguite all’arrivo dei negoziatori statunitensi sia in Ucraina sia in Russia, il portavoce Dmitry Peskov aveva chiarito che le condizioni di Mosca per la pace “non sono cambiate“, in particolare rispetto a quanto sostenuto nel 2024 dal presidente Vladimir Putin.
Secondo Peskov, Kiev si trova in una situazione molto difficile e non propone una soluzione “permanente che soddisfi pienamente i nostri interessi“, ma un cessate il fuoco in un’area che il portavoce ha definito il “tallone d’Achille“.
Allo stesso tempo, Peskov ha sottolineato che “una soluzione pacifica è preferibile per noi“, aggiungendo che quella che Mosca definisce “operazione militare speciale” viene condotta “solo in assenza di prospettive e possibilità per una risoluzione pacifica“. Il portavoce del Cremlino ha inoltre indicato gli Emirati Arabi come una possibile sede per eventuali colloqui trilaterali sull’Ucraina, qualora inizino i preparativi concreti.
Witkoff e Kushner: “Progressi sostanziali”
Circa una settimana fa, gli inviati Witkoff e Kushner, erano stati prima a Mosca e poi a Kiev per presentare una proposta di pace con l’obiettivo di riaprire un canale diplomatico nel conflitto tra Russia e Ucraina. Witkoff ha commentato con soddisfazione la missione, parlando di “progressi sostanziali” e di passi avanti nella pianificazione di ulteriori colloqui trilaterali.
“Il presidente Trump sta lavorando duramente per fermare le uccisioni e verso una pace duratura e stabile“, ha scritto su X. Le posizioni restano però distanti: da una parte Kiev chiede garanzie di sicurezza e mette in dubbio l’idea di una soluzione in cui tutti possano considerarsi vincitori; dall’altra Mosca ribadisce che le proprie condizioni non sono cambiate. In questo quadro, la missione degli emissari statunitensi punta a creare le condizioni per un nuovo confronto diplomatico.
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