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Proteste Iran, Khamenei ammette il massacro e Trump attacca: “Serve un nuovo leader a Teheran”

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In quasi 40 anni di governo teocratico, Ali Khamenei non aveva mai ammesso la portata della repressione del popolo iraniano. Invece, in questo scenario di proteste inesorabili che potrebbero star fuggendo di mano alla Guida Suprema, ha ammesso “le vittime, il caos, i danni”, dove è stata spezzata la vita a più di 3mila persone accertate, tra cui almeno 150 agenti di sicurezza, con tante vittime non ancora identificate, e il Paese al buio.

Secondo alcune fonti riportate X del ministero degli Esteri israeliano in farsi, Erfan Soltani, il giovane iraniano diventato un simbolo delle proteste in Iran “è stato brutalmente ucciso mentre era in custodia della Repubblica islamica“. Arrestato durante una manifestazione con l’accusa di propaganda contro il sistemo islamico e di aver agito contro la sicurezza nazionale, è stato portato in carcere a Karaj, fuori Teheran. La magistratura iraniana aveva smentito la condanna a morte in una dichiarazione riportata dalla Tv di Stato. Ma da ieri sera sui social si è diffusa la notizia che invece Soltani è stato ucciso.

Uno scenario di repressione sempre più pressante, dove la libertà ha il prezzo della morte. Il bilancio delle vittime infatti secondo un rapporto redatto da medici iraniani citato dal Sunday Times, parlerebbe di oltre 16.500 morti, di cui la maggior parte sono giovani sotto i 30 anni e che altre 330.000 persone sono rimaste ferite, con gran parte delle uccisioni avvenute nell’arco di appena due giorni.

Quanto al blocco di internet invece, l’Iran avvierà il ripristinogradualedell’accesso. Il governo ha consentito le chiamate internazionali dal Paese degli ayatollah da martedì e anche il servizio di messaggistica ripreso solo ieri. Nello stesso modo i social media, come Instagram, X, Telegram, Facebook e Youtube, erano stati vietati in Iran alcuni anni fa, spingendo gli utenti ad utilizzare le Vpn, ma anche le Vpn sono state vietate dallo scorso 8 gennaio.

Ebbene, nella morsa delle repressione crescente per sanare le proteste scoppiate a causa del carovita, continuano gli interventi, al momento ancora solo verbali e non militari, del presidente a stelle e strisce, Donald Trump. Infatti, nonostante Khamenei abbia ammesso la carneficina, il dito è stato puntato comunque contro gli Stati Uniti: “Riteniamo il presidente Usa colpevole delle vittime, dei danni e della diffamazione che ha inflitto alla nazione iraniana. Coloro che sono legati a Israele e all’America sono responsabili della morte di migliaia di persone“.

Parole hanno inevitabilmente sancito la reazione del tycoon. “E’ tempo di cercare una nuova leadership per l’Iran“, ha tuonato l’inquilino della Casa Bianca dopo che i suoi collaboratori gli hanno mostrato i tweet del rahbar, tra i pochi a poter utilizzare internet. “Questo uomo è un malato che dovrebbe governare il suo Paese correttamente e smettere di uccidere persone. L’Iran è il posto peggiore in cui vivere al mondo a causa della sua scarsa leadership“, ha quindi affondato Trump.

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