A due giorni dall’incontro tra il presidente Usa,Donald Trump, e il primo ministro israeliano,Benjamin Netanyahu, che hanno discusso e modificato insieme ilpiano in 20 punti per la fine della guerra a Gaza,Hamasinizia a mostrare i primi dubbi sul testo. Sin dalla presentazione della proposta, con l’annuncio in pompa magna di Trump, il gruppo terroristico palestinese aveva espresso un certo scetticismo.
Inizialmente, dichiarando di non aver avuto modo di visionare il testo del piano e poi sostenendo di aver bisogno di alcuni giorni per discutere con i propri vertici il contenuto della proposta. Il presidente degli Stati Uniti ha dato un ultimatum al gruppo, chehaquindia disposizione tre giorni per poter prendere una decisione. Ieri sera, come annunciato, i vertici di Hamas si sono incontrati con una delegazione turca proprio per affrontare i punti fondanti del piano.
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Oggi sono trapelate le prime informazioni su quanto discusso. Come riferisceAl Arabiya, una fonte informata sostiene cheHamas pretenda un calendario certo delle fasi del ritiro dell’esercito israeliano dalla Palestinaprima di accettare il piano. L’organizzazione avrebbe comunicato sia all’Egitto che al Qatar di avere il diritto di apportare alcune modifiche al piano, visto che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha avuto l’occasione di fare altrettanto.
Piano Gaza, quali sono le principali richieste di Hamas
Nello specifico, le sue richieste riguardano proprio alcuni dei punti su cui Netanyahu è stato meno chiaro. Innanzitutto,il gruppo vorrebbe che Gaza venga amministrata da un governo palestinese e non internazionale, oltre ad avere la garanzia di poter tenere sul territorio armi di tipo difensivo, come prevede il diritto internazionale.
La fonte ha anche spiegato che il movimento palestinese chiedeva “unacessazione completa della guerra e il non ritorno di Israele“, nonché la definizione di un calendario chiaro per il ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza. A preoccupare, infatti, sono le parole pronunciate ieri da Benjamin Netanyahu ieri. Il premier ha sottolineato che le sue forze rimarranno nella maggior parte delle aree della Striscia di Gaza anche dopo il rilascio dei prigionieri.
Il primo ministro ha inoltre chiarito di non aver accettato la possibilità della creazione di uno Stato palestinese, anche se nel piano di Trump si parla proprio didisposizioni per un ritiro graduale da Gaza e l’apertura verso la creazione di uno Stato sovrano. Trump si è detto aperto a possibili modifiche, a patto che queste non vadano a modificare la sostanza stessa del piano. Anche sugli ostaggi e sulle tempistiche del loro rilascio, però, c’è qualche dubbio. Rilasciarli tutti nel giro di 48-72 ore priverebbe Hamas della sua unica leva nei confronti dello Stato di Israele.
Piano Gaza, le divisioni sul piano all’interno di Hamas
Qatar, Egitto e Turchia starebbero operando pressioni su Hamas affinché accetti il piano, ricordando loro il rischio di un isolamento a livello internazionale in caso contrario. “Ma con loro non si può dire nulla. Quindiincrociamo le dita affinché reagisca positivamente“, ha spiegato un funzionario Usa vicino al dossier.
In questi giorni, infatti, i messaggi che sono giunti da Hamas sono stati piuttosto diversi tra loro, così come le fonti che li hanno riportati. Un segnale di una certadivisione sul piano all’interno dell’organizzazione palestinese. Secondo una fonte vicina ai negoziati,vi sarebbeinfattichi sostiene di dover approvare in maniera incondizionata l’accordo così da avere un“cessate il fuoco garantito da Trump“.
Un’altra parte del gruppo, invece,vorrebbe un accordo“condizionato con chiarimenti che tengano conto delle richieste di Hamas e delle fazioni della resistenza“. L’obiettivo è quello di garantire che l’occupazione della Striscia di Gaza non sia legittimata mentre la resistenza viene criminalizzata. Il timore è che Hamas rifiuti la proposta in quanto troppo vicina agli interessi di Israele e troppo poco votata a quelle di Hamas.
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