Donald Trump ha abbandonato per il momento il proposito di portare a conclusione il conflitto tra Ucraina e Russia, preferendo concentrarsi su un conflitto che possa realmente portargli qualche risultato. Così, improvvisamente, gli Stati Uniti hanno presentato un piano per Gaza in 21 punti, poi ridotto a 20 e rimodulato insieme al primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, con l’obiettivo di liberare la Striscia di Gaza da Hamas.
Al centro del documento c’è la necessità di rendere la Palestina un territorio de-radicalizzato, libero dal controllo di Hamas e Israele e soprattutto incapace di rappresentare una minaccia per i suoi vicini. Dopo aver chiarito che lo Stato ebraico non procederà all’annessione di alcun territorio e aver annunciato un percorso guidato per la creazione di un governo, prima tecnocratico e poi eletto, sotto la supervisione della Board of peace, presieduto da Donald Trump e Toni Blair.
Hamas ha annunciato, tramite il canale saudita Al-Shaeq, che discuterà presto il piano. Come riferito, il progetto sarà analizzato all’interno dei suoi quadri di leadership e con le fazioni palestinesi, con l’obiettivo di studiarla e presentare “una proposta che rappresenti tutto il popolo“. Poco dopo, il gruppo terroristico ha annunciato un nuovo incontro con Hamas e Turchia previsto per questa sera. “Studieremo responsabilmente il piano del presidente Usa“, ha sostenuto il Qatar, chiarendo che gli incontri previsti per oggi serviranno proprio a questo scopo.
Le fonti hanno affermato che Hamas è ansioso di fermare la guerra e porre fine alle sofferenze della sua popolazione. La proposta è stata consegnata all’organizzazione terroristica dai funzionari del Qatar e dell’Egitto, mediatori dall’inizio del conflitto.
Piano Gaza, Netanyahu: “Non abbiamo affrontato il tema del riconoscimento della Palestina”
Sia Donald Trump che Benjamin Netanyahu si sono detti speranzosi di una risposta positiva da parte di Hamas. In caso contrario, il premier israeliano ha annunciato che continuerà le operazioni a Gaza fino a distruggere del tutto la presenza di Hamas. Lo stesso Trump ha aggiunto che sosterrà Tel Aviv in queste operazioni. La risposta dell’organizzazione terroristica dovrebbe arrivare entro qualche giorno. Intanto, in Israele si continua a discutere del piano.
Il primo ministro ha sostenuto che l’ipotesi della creazione di uno Stato palestinese non sarebbe stata presa in considerazione durante l’incontro tenutosi ieri. In realtà, all’interno del piano si parla della possibilità di un riconoscimento, ma solamente quando la Palestina sarà realmente pronta a prendersi questa responsabilità.
Inoltre, Netanyahu ha voluto mettere in chiaro che al momento Israele non rischia di essere isolata a causa delle sue azioni in Israele. Al contrario, sarà Hamas ad essere esortato ad accettare questa proposta, al fine di concludere il conflitto. “Ora il mondo intero, compreso il mondo arabo e musulmano, sta facendo pressione su Hamas affinché accetti le condizioni che abbiamo posto insieme al presidente Trump“, ha sostenuto il capo del governo israeliano.
Intanto, da Israele giungono i primi dubbi. Il ministro israeliano di estrema destra, Bezalel Smotrich, ha sostenuto che il piano per Gaza sarà “un clamoroso fallimento” e che si tratti di un “miscuglio indigesto” che non vuole tenere in considerazione quanto avvenuto il 7 ottobre 2023. “A mio avviso, finirà anche in lacrime. I nostri figli saranno costretti a combattere di nuovo a Gaza“, ha concluso convinto.
Piano Gaza, le speranze degli Usa
Dopo che ieri Donald Trump si è detto fiducioso di una riuscita delle operazioni, con la speranza di permettere al conflitto mediorientale di trovare una conclusione in tempi brevi, oggi a prendere la parola è stato l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff. Nei prossimi giorni, il funzionario parlerà sia con il primo ministro del Qatar che con il capo dell’intelligence egiziana. Un tentativo di trattare con i mediatori per capire quali siano i sentimenti riguardo al piano.
Le due delegazioni si sono infatti incontrate con i rappresentanti di Hamas. Witkoff ha poi dichiarato di essere “molto ottimista e fiducioso” sull’esito delle trattative, soprattutto per il sostegno dato al progetto dai Paesi arabi e dell’Europa. “Dobbiamo definire qualche dettaglio, certo, ma conoscete Trump, con il suo spirito arriveremo presto al traguardo“, ha concluso l’inviato speciale della Casa Bianca.
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