Un’esplosione a bordo di una petrolieranel Mediterraneo ha riacceso i fari sul delicatissimo tema della flotta ombra russa, ovvero centinaia di navi che trasportano illegalmente il petrolio russo in Paesi esteri. Protagonista di questo ultimo incidente è “La Vilamoura“, una petroliera battente bandiera delle Isole Marshall che trasporta circa un milione di barili di petrolio. Questa da aprile 2025ha fatto scalo nei porti petroliferi russi, tra cui Ust’-Luga e Novorossijsk, per caricare petrolio kazako.
Oggi l’improvvisa esplosione, mentre si trovavaa largo delle coste libiche. La deflagrazione ha causato l’allagamento della sala macchine della nave, senza però provocare danni di natura ambientale o ferire nessun membro dell’equipaggio, come riportato dalla testataBloomberg. Lacausa dell’incidenteè ancorasconosciutae ora l’imbarcazione è diretta in Grecia per una valutazione dei danni. La società Vanguard Tech ha sostenuto che quello odierno sarebbe il quinto caso di esplosioni su petroliere che in precedenza avevano fatto scalo nei porti della Federazione.
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Secondo l’intelligence ucraina, la nave farebbe parte della flotta ombra russa. I servizi di Kiev hanno poi confermato che tra il 2023 e il 2024 Mosca si sarebbe dotata di circa un migliaio di navi per esportare petrolio greggio, gas naturale liquefatto e altri prodotti energetici, per garantire l’export nazionale nonostante le sanzioni.
L’Unione europeaè infatti particolarmente interessata a liberare Kiev dal conflitto ed è al contempo consapevole che la vendita del petrolio è la principale fonte di guadagno russa. La flotta ombra, quindi, rappresenta un grave pericolo per il proseguimento della guerra. La comunità europea è dunque al lavoro su un18esimo pacchetto di sanzioni, che prevede l’entrata di altre 77 navi fantasma nella lista nera europea.
I cargo segreti cambierebbero frequentemente bandiera, avrebbero sistemi di tracciamento disattivati e procederebbero alla navigazione con assicurazioni che risultano inadeguate. In questo modo, le navi non avrebbero particolari problemi a portare a termine le loro missioni.
L’Ucraina non ha mai ammesso di aver condottoatti di sabotaggionell’ambito della guerra contro la Russia, ma c’è da considerare che dopo i primi incidenti, gli armatori hanno iniziato a impiegare sommozzatori e droni sottomarini per ispezionare gli scafi alla ricerca di mine o altri dispositivi.
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