“Anche se l’oppressione e la tristezza segnano alcuni momenti del vostro cammino, ricordate chegli errori
della vita non determinano l’identità di una persona”. Parole di speranza quelle chePapa Leone XIVha rivolto ai detenuti del Centro Penitenziario Brians 1 di Barcellona, visitato nel corso del viaggio apostolico che da giorni ha intrapreso inSpagna.
La verità consolante che accompagna il cristiano nei momenti difficili della vita è che “ogni essere umanoè ‘degno’ perché è stato voluto, creato e amato da Dio” . Non esiste, quindi, alcuna situazione che possa indurre il Signore a distogliere lo sguardo dai suoi figli, perchéil suo amore misericordioso è sempre al di sopra del bene o del maleo di qualunque azione compiuta dagli uomini.
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Il discorso, ha osservato Prevost riferendosi ai detenuti, “vale, in modo particolare, per voi, cari fratelli e sorelle, cheportate il peso di essere lontani dai vostri carie, inoltre, soffrite a causa della vostra attuale condizione“. Quando infatti si viene sovrastati dalla tentazione di pensare che non valga la pena andare avanti, è fondamentale ricordarsi cheil Signore non smette mai di mostrareamore e vicinanzaverso i suoi figli
Questo perché gli errori non determinano l’identità di una persona e “nella nostra vitail passato non condanna il futuro, ma ci offre sempre la possibilità di cambiare le nostre decisioni e le nostre scelte“. L’esortazione del Santo Padre è dunque quella di fare spazio a Dio nel proprio cuore, lasciandosi accompagnare e guidare dal suo amore, rimanendo forti e saldi nella fede e nella speranza.
Papa Leone XIV ha donato ai detenuti un’icona della Madonna come simbolo di volontà di intraprendere una vita nuova
“A ciascuno di voi dico– ha concluso il Papa –Dio ti ama così come sei, ma ti sogna migliore!Il Signore permette a tutti noi di ricominciare sempre da capo, poiché essere umani edessere cristiani non consiste nel non sbagliare, ma nel crescere nella capacità di convertirsi, pentirsi, emendarsi e, soprattutto, di riconciliarsi eperdonare“.
Al termine del suo discorso, Prevost ha donato ai detenuti un’icona della Madonna di Kazan di Fatima, un’immagine cara alla tradizione cristiana orientale che in passato era posta presso le porte delle città e delle case comesegno di custodia e protezione. In questo senso, la sua presenza in un luogo caratterizzato dallareclusionediviene simbolo di misericordia, riconciliazione con il passato e ferma volontà diintraprendere un cammino di vita nuova.
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