Papa Leone XIV nella giornata di ieri è arrivato in Angola e nella messa celebrata oggi a Kimbalaha toccato le ferite più profonde del paese, dalle divisioni portate della guerra civile, passando alla mancata condivisione delle ricchezze. Durante l’apertura della messa Leone ha spiegato come che le conseguenze della storia recente dell’Angola“restano ancora difficili da sopportare”e insieme alle problematiche sociali ed economiche, invocano“la presenza di una Chiesa che sa affiancarsi nel cammino e sa raccogliere il grido dei suoi figli”.
Il Papa non vuole dibattere ancora con Trump
Il Pontefice da subito chiarisce il fatto che i suoi discorsi sono stati preparati settimane prima e che quindi non sono da interpretare“come se stessi cercando didibattere nuovamente con il presidente degli Usa, cosa che non è affatto nel mio interesse”,spegnendo sul nascere tutte le possibili polemiche che potevano crearsi. Papa Leone torna a ripetere quindi quella che è la sua missione, ovvero venire in Africa principalmente come pastore e capo della Chiesa Cattolica“per stare con, per celebrare con, per incoraggiare e accompagnare tutti i cattolici africani”.
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La visita ha poi anche altre dimensioni e il Papa cita in tal senso l’“ottimo incontro”avuto con un gruppo di imam nella Nunziatura di Yaoundé, chiarendo come sianecessario“continuare a promuovere“, come già sta facendo in altri luoghi e come ha fatto Papa Francesco durante il suo pontificato,“il dialogo, la fraternità, la comprensione, e l‘accettazione e della costruzione della pace con persone di tutte le fedi”.
L’Angola ha bisogno di costruire spazi di fraternità e di pace
Oggi l’Angola per Papa Leone XIV ha bisogno di guardare“al futuro con speranza e di costruire la speranza del futuro”.E per farlo deve credere in“Gesù Risorto, che percorre la strada con voi e per voi si spezza come pane”, incoraggiando tutti gli angolani a essere testimoni e protagonisti di una nuova“umanità e di una nuova società”. Poi ha continuato ribadendo che la Chiesa deve essere in grado di rianimare la speranza perduta e deve esser fatta di persone che“si donano così come Gesù spezza il pane per i due discepoli di Emmaus”.
Il Pontefice poi proclama la necessità per l’Angola di avere nuovi vescovi, preti, missionari, che possano avere in loro il desiderio di “spezzare la propria vita e donarla gli uni agli altri, di impegnarsi nell’amore e nel perdono vicendevoli, di costruire spazi di fraternità e di pace, di compiere gesti di compassione e di solidarietà verso chi ha più bisogno”.Inoltreha esortato gli angolani ha rimanere fedeli alla Chiesa, evitando forma di magia e superstizione,che certamente appartengono alle radici della loro cultura, ma al contempo rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che potrebbero deviare il cammino spirituale.
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