Netanyahu incontrerà Trump lunedì alla Casa Bianca: sul tavolo il ritiro delle truppe israeliane da Libano e Siria

Trump e Netanyahu si sono sentiti già una settimana fa, lo scorso giovedì, per telefono. Secondo quanto riferito da Axios, nel corso della conversazione il tycoon ha esortato il premier israeliano a ritirare le sue forze militari dal Libano e dalla Siria, al fine di evitare nuove possibili escalation. Tuttavia, il governo di Tel Aviv ritiene che la presenza dell'Idf in quei territori sia necessaria per ragioni di sicurezza e per prevenire un attacco simile a quello del 7 ottobre 2023

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Secondo quanto riferito dal sito di informazione israelianoYnet, il prossimo lunedì20 luglioil primo ministro dello Stato ebraico Benjamin Netanyahusarà alla Casa Bianca per un incontro con il presidente degli Stati UnitiDonald Trump. Un colloquio che arriva in un momento in cui entrambi si trovano a dover maneggiare dei dossier delicati.

Il tycoon si trova infatti a gestire laripresa del conflitto con l’Iran, dopo ilfallimento della treguatanto faticosamente siglata lo scorso 17 giugno, mentre il leader di Tel Aviv è impegnato a tentare di trovare un’intesa con ilLibano. Oggi è infatti il secondo giorno di colloqui a Roma tra emissari dei due Paesi, con le discussioni che vertono sul meccanismo per l’attuazione delle cosiddette“zone pilota”nel sud del Paese dei cedri. Si tratta di aree ancora sotto controllo militare di Israele ma che, secondo quanto concordato nell’ultimo ciclo di negoziati in Usa, dovrebbero essereprogressivamente affidate alle Forze armate libanesi.

Trump ha chiesto a Netanyahu di evitare ulteriori escalation in Medio Oriente

Trump e Netanyahu si sono sentiti già una settimana fa, lo scorso giovedì, per telefono. Secondo quanto riferito daAxios, nel corso della conversazione il tycoon ha esortato il premier israeliano aritirare le sue forze militari dal Libano e dalla Siria, al fine di evitare nuove possibili escalation. Ma, come notato da molti osservatori, a soli tre mesi daelezioni che sono decisive per la sua sopravvivenza politica(i cittadini dello Stato ebraico saranno chiamati al volo per rinnovare il Parlamento il prossimo 27 ottobre ndr), è estremamente improbabile che Netanyahu compia passi significativi per portare l’Idf fuori dai territori occupati nei due predetti Paesi.

Attualmente, infatti, le Forze di Difesa Israeliane occupano vaste aree del Libano meridionale e della Siria meridionale, una presenza che il governo sostiene sianecessaria per prevenire un attaccosimile a quello del7 ottobre 2023ad opera dei terroristi di Hamas. Alcuni all’interno dell’esecutivo vorrebbero mantenere un controlloa tempo indeterminatosu quei territori e spingono addirittura per lacreazione di insediamenti ebraici.

Tensioni tra Israele e Libano per il ritiro dell’Idf dalle “zone pilota”

Per quanto riguarda in particolare il Libano, come scritto sopra, da ierimediatori statunitensistanno avendo colloqui a Roma cn diplomatici israeliani e libanesi per discutere l’attuazione dell’accordo quadro firmato da Tel Aviv e Beirut qualche settimane fa. In esso, lo Stato ebraico si è impegnato a ritirare le proprie forze da due “zone pilota” attualmente occupate nel Libano meridionale e a consentire il dispiegamento dell’esercito libanese.

Tuttavia, l’Idf non si è ancora mosso, poiché sostiene di voler prima verificare che le suddette aree sianolibere da armi e infrastrutture militari di Hezbollah(organizzazione terroristica sciita filo-Iran ndr). Da parte sua, il Libano pretende invece cheil processo di ritirata inizi quanto prima eche debba essere l’esercito statunitense a sovrintendere alle operazioni.

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