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Netanyahu al bivio, oggi l’incontro con Trump: il piano per la tregua mette Bibi all’angolo

'era di Bibistim, ovvero degli elettori-fan di Netanyahu, sembra ormai conclusa. Il comitato delle famiglie degli ostaggi continua a spingere per ottenere un accordo con Hamas affinché i rapiti possano tornare a casa. Ad essi si sono aggiunti frange di popolazione che non è più convinta della necessità del conflitto. Il piano di Trump potrà salvare Netanyahu?

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Alle 17 ora italiana, Benjamin Netanyahu farà il suo ingresso nello Studio Ovale della Casa Bianca. Ad attenderlo c’è il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con cui dovrà discutere alcuni fondamentali dossier. In pila alle scartoffie da affrontare c’è la questione palestinese. Il Tycoon sembra stremato dalle due guerre che continuano ad imperversare. Da un lato c’è il fallimento russo-ucraino, con i bombardamenti che proseguono nonostante i mesi di negoziati con entrambe la parti; dall’altra c’è la tensione internazionale legata al conflitto mediorientale.

L’incontro di oggi, dunque, mira a fare chiarezza sui confini delle aperture di Israele e di Hamas. Gli Stati Uniti, grazie al lavoro dell’inviato speciale Steve Witkoff, hanno presentato alle due parti un piano in 21 punti che, se messo in atto, garantisce la convivenza armoniosa dello Stato ebraico e della popolazione palestinese. La grande novità di questo processo è che non mette al centro solo i bisogni di Israele. Per la prima volta, gli Usa parlano di un possibile – e futuro – riconoscimento della Palestina, così come di un veto all’annessione della Striscia di Gaza da parte dello Stato ebraico.

Intanto, la situazione è stata colta nell’immediato dal governo italiano. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente Usa per mostrare ancora un volta la volontà italiana di un cessate il fuoco immediato nella Striscia. Roma ha anche ribadito la sua contrarietà all’esodo dei palestinesi, che dovranno rimanere a Gaza anche dopo la guerra.

Israele, Netanyahu sempre più isolato sia dentro che fuori lo Stato ebraico

Le Forze di Difesa Israeliane dovranno ritirarsi dalle zone finora occupate e i palestinesi avranno il diritto di abitare e governare la loro terra, prima tramite un governo di tecnocrati controllato a livello internazionale e poi finalmente liberi. Ora, però, c’è da superare le contrarietà di Israele, o almeno di una parte di essa. Benjamin Netanyahu si ritrova stretto in una morsa. Ormai, il primo ministro ha perso buona parte del sostegno a lui garantito dalla popolazione.

Gli israeliani sono esausti dal conflitto e sembrano pronti a cercare una soluzione alternativa che garantisca loro la protezione e le garanzie di sicurezza per il futuro. L’isolamento internazionale verso cui si starebbe dirigendo il loro Paese inizia a preoccupare e non poco. Il discorso del premier all’Onu ne è una prova lampante: il tempo di salire sul palco e gran parte delle delegazioni presenti hanno abbandonato l’Aula dell’Onu.

L’era di Bibistim, ovvero degli elettori-fan di Netanyahu, sembra ormai conclusa. Il comitato delle famiglie degli ostaggi continua a spingere per ottenere un accordo con Hamas affinché i rapiti possano tornare a casa. Ad essi si sono aggiunti frange di popolazione che non è più convinta della necessità del conflitto. Intanto, le immagini e i reportage che giungono da Gaza continuano a preoccupare. I consensi di Netanyahu non superano il 40% e di fronte alle prossime elezioni continua a farsi strada la possibilità che il premier più longevo di Israele non venga rieletto.

Israele, Trump non molla sulle sue richieste

Anche le accuse di corruzione che pendono sul suo conto e il cui processo continua ad essere rimandato da anni pesano sulle spalle del primo ministro. Il piano di Trump potrebbe quindi essere la mano tesa di cui Netanyahu ha bisogno. A frenare la sua scelta c’è però la consapevolezza della forte contrarietà delle frange di estrema destra del governo. I ministri Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir si sono detti fortemente contrari all’accordo. Secondo i due, il premier non avrebbe l’autorità per decidere la fine della guerra.

In realtà, però, in molti sostengono che Bibi non possa affatto negare a Trump le sue richieste. Il Tycoon è il più forte alleato di Israele e un suo scontento potrebbe essere fatale. Inoltre, il titolare della Casa Bianca sembra piuttosto convinto della sua proposta. “C’è una reale possibilità che accada qualcosa di grande in Medio Oriente. Tutti sono a bordo, per la prima volta in assoluto. Ce la faremo!“, ha scritto su Truth piuttosto convinto.

Un’esclamazione a cui ha fatto seguito un commento dello stesso Netanyahu. “Non è stato ancora raggiunto un accordo definitivo, ma stiamo collaborando con la squadra del presidente Trump“, ha chiarito, cercando di riportare la questione su un piano di realtà. Da Hamas, nel frattempo, non giungono notizie rincuoranti. Il gruppo islamico ha infatti sostenuto di non aver ricevuto alcuna proposta Usa e di non averla neanche visionata.

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