Un duro botta e risposta, quello tra ivertici di Teheran e Donald Trump. Mentre Axios annuncia che sono in corso i negoziati tra Iran e Usa per un possibile cessato il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz, il presidente a stelle e strisce avrebbe deciso di spostare a domani, annunciandolo ieri con un post cripritico, l’ultimatum per il cessate il fuoco e la riapertura dello strategico tratto di mare. E se sembra poter essere un favore, in verità il tycoonnon è mancato nel minacciare una violenta rappresaglia in caso contrario: “Aprite il maledetto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete l’inferno“.
Un giro di vite, quello dell’ultimatum, che in ogni caso potrebbe avere l’esito desiderato, in quanto si starebbe concretizzando l’ipotesi di una riapertura di Hormuz entro oggi in caso di accordo. Dal canto suo, però, Teheran avverte che, nonostante stia valutando la proposta giunta dai mediatori pachistani,i negoziati sono“incompatibili con ultimatum e minacce di commettere crimini di guerra“.
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Insomma, continua serrato lo scambio di invettive tra Iran e Stati Uniti, e in una cornice di equilibrio geopolitico a dir poco incerto e precario. In ogni caso, la chiave potrebbe trovarsi nel possibile accordo, che avrebbe la forma di unmemorandum di intesa,definito dal Pakistan, e inviato a Iran e Israele durante la notte. Stando ad una fonte citata da Reuters, come si legge sul sito diIsrael Times, tutti gli elementi dell’accordo dovranno ora essere passati al vaglio delle parti e “devono essere concordati oggi“. Si precisa, inoltre, che il Pakistan, ad oggi, resta comunque l’unico canale di comunicazioni fra i Paesi coinvolti.
Quel che è inoltre certo, almeno per quanto riferisce un alto funzionario iraniano citato da Reuters online, chiedendo l’anonimato, è chel’Iran non riaprirà lo Stretto in cambio di una“tregua temporanea“, ritenendo piuttosto che Washington non sia pronta per una tregua permanente. Il funzionario ha poi confermato che l’Iran ha ricevuto la proposta del Pakistan per un cessate il fuoco immediato e la sta esaminando, aggiungendo che Teheran non accetta di essere messa sotto pressione per accettare scadenze e prendere una decisione.
Intanto, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano fa sapere di aver “formulato la nostra risposta diplomatica agli Usa” e che la renderà nota al momento opportuno. Proposte che il portavoce ha tenuto a specificare riguardino una trattativa che metta fine alla guerra, dopo il piano in due fasi elaborato dal Pakistan. “Esprimere le nostre richieste non deve essere visto come un segno di resa di fronte al nemico“, ha assicurato, “la Repubblica Islamica continua a difendere i propri diritti legittimi sia attraverso la diplomazia sia sul campo di battaglia. Le nostre linee rosse sono chiare, le nostre richieste sono trasparenti“.
Il piano, redatto in 15 punti distinti, a detta delportavoce sarebbe stato condiviso dagli Stati Uniti tramite intermediari. Ma Teheran ritiene che non sia “in alcun modo accettabile“. In sostanza, i negoziati per porre fine al conflitto sono “incompatibili con ultimatum e minacce di commettere crimini di guerra“. Ora, dunque, occorrerà attendere le repliche di Trump alle richieste iraniane.
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