Non c’è pace per Narges Mohammadi, la cittadina e attivista iraniana, vincitrice del Nobel per la pace 2023. La donna, gravemente malata e in pericolo di vita, è stata condannata a sei anni di carcere. A confermare la notizia è stato il suo avvocato all’Afp. I reati a lei contestati sono associazione a delinquere e collusione per commettere illeciti.
La donna, inoltre, avrà il divieto di lasciare il Paese per due anni, ma non finisce qui: Mohammadi è stata inoltre condannata a un anno e mezzo di carcere per attività di propaganda e all‘esilio per due anni nella città di Khosf, nella provincia orientale del Khorasan meridionale.
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Una decisione presa da un tribunale iraniano, dopo che da settimane la donna è detenuta in isolamento nel carcere di Mashhad. L’attivista è stata infatti arrestata il 12 dicembre, durante la cerimonia funebre di Khosrow Alikordi, un avvocato impegnato in favore dei diritti umani trovato morto in circostanze sospette. Un arresto che aveva destato delle preoccupazioni a livello internazionale, anche in considerazione delle condizioni di salute della donna.
Narges Mohammadi, le condizioni della detenuta
Mohammadi soffre di alcune patologie neurologiche che le provocano convulsioni e altre problematiche. La detenzione in carcere, dunque, è per lei pericolosissima, tanto che al momento dell’ultimo fermo si trovava in congedo dal carcere proprio per motivi di salute. Eppure, le autorità iraniane continuano a detenerla in condizioni che apparrebbero disumane. Lo scorso 15 dicembre, a soli 3 giorni dall’arresto, la donna è stata portata in pronto soccorso due volte.
“Narges ha detto che l’intensità delle percosse era così forte e violenta che è stata portata al pronto soccorso due volte. Le sue condizioni fisiche al momento della chiamata non erano buone“, si legge nel post con cui i famigliari della premio Nobel hanno chiesto l’immediato rilascio della donna. Una situazione sconvolgente, che ora rischia di aggravarsi.
Chi è Narges Mohammadi
Non è la prima volta che Narges Mohammadi finita spesso al centro delle rappresaglie del regime iraniano a causa delle sue posizioni a difesa dei diritti della popolazione. Nel corso della sua vita è stata arrestata 12 volte e condannata complessivamente a 30 anni di carcere e a un numero spaventoso di frustrate. Nell’ultimo periodo, l’attivista aveva denunciato l’aumento delle operazioni di repressione nel suo Paese a seguito del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.
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