Musk contro OpenAI, il giudice manda tutti a processo: la prima udienza a marzo

A marzo il via al processo negli Stati Uniti: per il tribunale ci sono prove sufficienti. Intanto l’Unione europea stringe il controllo su X e sull’IA Grok

3 Min di lettura

La battaglia legale tra Elon Musk e OpenAI entra ufficialmente nel vivo. Un giudice americano ha stabilito che la causa intentata dal miliardario contro la società di intelligenza artificiale e il suo amministratore delegato Sam Altman dovrà andare a processo. Infatti, secondo la corte, Musk dispone di sufficienti elementi probatori a sostegno della propria tesi, aprendo così la strada ad una battaglia giudiziaria che inizierà a marzo.

Al centro della disputa c’è l’accusa, mossa da Musk, di aver tradito la missione originaria di OpenAI. Il fondatore di Tesla e SpaceX sostiene che la società sia nata come organizzazione senza scopo di lucro, ma che progressivamente si sia trasformata in un’azienda orientata al profitto, violando così gli obiettivi iniziali di sviluppo aperto dell’intelligenza artificiale.

Musk contro OpenAi: lo stop dell’Europa ai dati di Grok

Mentre negli Stati Uniti si prepara il processo, in Europa aumentano le pressioni sulle attività riconducibili a Elon Musk. Infatti, la Commissione europea ha ordinato al social network X di conservare tutti i documenti interni relativi a Grok, l’assistente di intelligenza artificiale della piattaforma, per tutto il 2026. La misura punta a garantire l’accesso ai dati in caso di eventuale necessità.

Questa decisione arriva in seguito alla scoperta di falsi video sessuali di minori generati da Grok, episodio che ha portato la giustizia francese ad aprire un’indagine e che ha convinto Bruxelles a dichiarare di prendere davvero sul serio la situazione. Non è la prima volta che l’Unione impone obblighi di conservazione dei dati a X, già in passato erano stati richiesti documenti sugli algoritmi.

Musk contro OpenAi: la Commissione Europea e la comunicazione social

Nonostante le tensioni, la Commissione europea ha deciso di non abbandonare la piattaforma di Musk. Bruxelles ha chiarito di rimanere attiva su X, pur avviando una strategia per diversificare la propria presenza online. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da un’unica piattaforma e rafforzare la comunicazione istituzionale su più canali.

Non siamo attivi solo su X, ma su circa 14 piattaforme diverse, comprese quelle europee”, ha spiegato il portavoce per la Sovranità tecnologica Thomas Regnier. Un pensiero che conferma l’attenzione dell’Unione Europea verso il ruolo dei social network e dell’intelligenza artificiale, in una fase in cui le iniziative di Musk sembrano essere sempre più nel mirino delle autorità giudiziarie.

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