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Minneapolis, governo Usa impone bodycam a tutti gli agenti. Trump: ‘misura positiva’

Il dipartimento di Giustizia non esclude di presentare ricorso contro l'ordine del giudice che ha rilasciato Liam Conejos Ramos, il bambino di cinque anni fermato a Minneapolis insieme al padre e rinchiuso per una settimana in un centro migranti in Texas

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Nel clima di tensione che continua ad attraversare gli Stati Uniti, il governo rende nota la decisione di dotare di bodycam gli agenti dell’Ice e dell’Agenzia delle dogane e della protezione delle frontiere (CBP) di stanza a Minneapolis. Le piccole telecamere personali serviranno a riprendere le loro azioni mentre sono in servizio.

Lo ha annunciato la segretaria alla sicurezza interna Kris Noem, aggiungendo che “non appena saranno disponibili i fondi il programma di telecamere indossabili verrà esteso a livello nazionale“. La decisione arriva in seguito all’identificazione dei due agenti che hanno ucciso Alex Pretti a Minneapolis durante le proteste per le politiche anti-immigrazione del governo statunitense e dopo che i democratici, durante le discussioni al Congresso, avevano chiesto l’introduzione delle bodycam come condizione per rifinanziare le attività del Dipartimento per la sicurezza interna.

Nonostante l’apertura all’opposizione, Noem ha ribadito l’intenzione dell’amministrazione di non arretrare sul tema della sicurezza, dichiarando: “Le strade di Minneapolis devono tornare sicure. Non permetteremo che il caos prevalga sull’ordine costituito”.

Le parole di Trump sull’Ice a Minneapolis

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è mostrato favorevole alla novità, sottolineando come non si tratti di una sua decisione, ma lodandone tuttavia i vantaggi: “In genere è una misura positiva per le forze dell’ordine, perché impedisce alle persone di mentire su quanto accaduto” ha dichiarato.

Nonostante le aperture formali, la linea politica di Trump rimane inflessibile e carica di ambiguità. Se da un lato ha approvato la decisione della Noem, dall’altro, sul suo social Truth, ha bollato i manifestanti come “anarchici, agitatori professionisti e saccheggiatori che odiano il nostro Paese”. Ciò suggerisce che il cambio di tattica della Casa Bianca sia più una manovra di contenimento che una reale volontà di riconciliazione.

A conferma di questa visione ci sarebbe l’ordine impartito dal presidente al Dipartimento per la sicurezza interna di non intervenire ulteriormente nelle città guidate dai Democratici senza una richiesta esplicita da parte dei sindaci. Gli analisti politici del New York Times hanno interpretato questa mossa come un bluff politico, con Trump che starebbe deliberatamente lasciando che la situazione degeneri nelle “blue cities” per poi presentarsi all’elettorato come l’unico leader forte e capace di ripristinare la legge e l’ordine.

Un’amministrazione sempre più in difficoltà

Il contrasto tra l’inflessibilità di Trump e le misure di trasparenza della Noem riflette le crescenti difficoltà di un’amministrazione impegnata da un lato a gestire una crisi interna, e dall’altro a mantenere credibilità nei teatri di crisi internazionali. Per molti osservatori, la concessione delle bodycam è utile solo ad evitare che i fatti di Minneapolis diventino una macchia indelebile sulla reputazione degli Stati Uniti alla vigilia di due importanti appuntamenti geopolitici: il vertice di Abu Dhabi sull’Ucraina e i negoziati con l’Iran.

Si noti a tal proposito che diverse associazioni per i diritti civili a Minneapolis hanno accolto l’annuncio delle bodycam con freddezza, sostenendo che le telecamere personali sono inutili se i filmati rimangono sotto il controllo esclusivo delle agenzie federali e che le violenze cesseranno solo dopo una riforma radicale dell’immunità per gli agenti dell’Ice.

Il ricorso contro la liberazione del bimbo di 5 anni

Intanto, la Cnn riporta che il dipartimento di Giustizia non esclude di presentare ricorso contro l’ordine del giudice federale che qualche giorno fa ha ordinato il rilascio di Liam Conejos Ramos e di suo padre Adrian. Il due erano stati fermati a Minneapolis durante le proteste trasferiti in un centro migranti in Texas, dove erano rimasti per una settimana.

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