Sale la tensione inMedio Orientee il confitto traIrane Stati Uniti rischia pericolosamente di allargarsi. I ribelliHouthidello Yemen hanno rivendicato nuovi attacchi alle infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita, dopo i raid che già lo scorso sabato avevano colpito gli impianti del colosso saudita Aramco.
“Abbiamo colpito lelinee di trasferimentodel petrolio saudita“, ha detto Yahya Saree, portavoce del gruppo armato, evidenziando che diversi punti cruciali lungo il percorso di approvvigionamento etrasporto del greggio dall’est del Paesesono stati presi di mira e specificando che l’operazione è stata effettuata in risposa alla violazione dello spazio aereo yemenita da parte didroni sauditi.
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Da parte sua, l’agenzia iranianaFarsha diffuso foto che testimonierebbero di un incendio nel più importante
impianto petrolifero dell’Arabia Saudita. Immagini satellitari mostrano infatti colonne di fumo e fiamme nel sito di Abqaiq (Buqayq), il quale è un nodo fondamentale della rete petrolifera del Paese e consente di
convogliare il greggio verso il terminale di Yanbu, sul Mar Rosso,riducendo così la dipendenza dal passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz, al momento chiuso dai Pasdaran.
Quello di Abqaiq è considerato il più grande impianto distabilizzazione e trattamento del petrolio greggio al mondo, con una quota pari a circa il 5% della produzione petrolifera mondiale, che si traduce in circa 7 milioni di barili al giorno.
Iran, Trump sempre meno propenso ad operazioni su vasta scala
Intanto, la guerra in Iran, che nelle intenzioni del presidente UsaDonald Trumpsarebbe dovuta durare quattro o cinque settimane, è giunta quasi al quinto mese e sta pesando non poco sui consensi del leader repubblicano in vista delle crucialielezioni di metà mandato, previste per novembre.
Secondo ilNew York Times, inoltre, i piani per intensificare la campagna statunitense nella Repubblica Islamica, e tornare adoperazioni su vasta scala, sono stati momentaneamenteaccantonati, in parte a causa della riduzione delle scorte di munizioni. Ma stando al giornale, che cita due fonti ben informate sulla questione, a pesare sulla decisione del tycoon è anche il rischio di unallargamento del conflitto in Medio Oriente, con conseguente allontanamento degli alleati di Washington nel Golfo e pesantiscossoni all’economia globale.
Domani Netanyahu sarà in visita alla Casa Bianca
Domani, il primo ministro israelianoBenjamin Netanyahuè atteso alla Casa Bianca domani e si prevede che esorterà Trump a mantenere una linea dura nei confronti di Teheran, in particolare riguardo al suoprogramma nucleare. L’Iran sostiene da tempo che quest’ultimo abbia finalità civili, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati
ritengono che sia volto allosviluppo di armi atomiche.
Parlando anche a Fox News, il premier dello Stato ebraico ha dichiarato di sostenere pienamente gli sforzi del presidente a stelle e strisce per bloccare l’arricchimento dell’uranio da parte del regime degli ayatollah. “Se riuscisse a farlosenza ricorrere a intensi scontri militari, tanto meglio– ha chiosato Netanyahu –ma in modo o nell’altro, con o senza accordo,la cosa deve finire“.
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