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Gaza, Macron dice “sì” allo Stato della Palestina: Londra e Berlino per ora frenano

La Francia riconoscerà lo Stato della Palestina a settembre, nel corso della prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha quindi due mesi per trovare un accordo con Hamas sul cessate il fuoco ed evitare questo riconoscimento

7 Min di lettura

Emmanuel Macron ha annunciato chela Francia riconoscerà lo Stato palestinese. Parigi rompe gli indugi e si inserisce in un dibattito delicatissimo cercando di scuotere gli animi occidentali con la sua decisione. Basta attendere e basta indifferenza verso un conflitto che ormai da mesi ha assunto dimensioni più che preoccupanti.

I primi a mobilitarsi in Occidente sono stati proprioEmmanuel Macrone il primo ministro britannico,Keir Starmer. I due volti della coalizione dei volenterosi per l’Ucraina, che ora hanno messo gli occhi anche sulla situazione a Gaza. I due, insieme al cancelliere tedescoFriedrich Starmer,si sentiranno telefonicamente oggiper decidere in che modo muoversi e capire che ruolo rivestire nella gestione del conflitto. A preoccupare, infatti, è l’incertezza generata dal ritiro dei negoziatori Usa dal Qatar.

Intanto, da Berlino e Londra giungono le prime incertezze. Il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, ha annunciato che per il momentola Germania non seguirà la Francia nel riconoscimento dello Stato della Palestina. Secondo il governo federale, infatti, solamente una soluzione “negoziata” tra le due parti potrà portare la pace nella regione.

La Germania continuerà comunque afare pressioniper una tregua“, affinché gli ostaggi nelle mani di Hamas possano essere liberati e gli aiuti umanitari tornino a circolare nella Striscia. Berlino si è inoltre allineata a Parigi sostenendo di non ritenere corretta l’annessione della Cisgiordania.

Allo stesso modo, ancheil governo londineseha dichiarato di voler adottare un atteggiamentopiù cauto. Londra resta impegnata a riconoscere la Palestina, ma le tempistiche non sono chiare. Sembrerebbe, però, che alcuni ministri stiano operando alcune pressioni sul governo affinché decida per il riconoscimento, anche alla luce delle atrocità in corso a Gaza.

Perché la Francia riconoscerà lo Stato della Palestina?

Il conflitto a Gaza, infatti, continuerà fino a data da destinarsi, dopo chel’ennesima trattativa a Doha si è conclusa con un nulla di fatto(Ne abbiamo parlato qui). Israele e Stati Uniti hanno deciso di ritirare le proprie delegazioni e, per ora, i negoziati in Qatar sono sospesi. La paura di molti sembra essersi realizzata: Israele e Hamas non sono in grado di trovare un compromesso.

La notizia, annunciata dall’inviato speciale Usa per il Medio Oriente,Steve Witkoff, ha creato un certo scompiglio negli ambienti internazionali. Le foto e i reportage daGaza, che testimoniano lo sterminio e la fama che dilagano tra la popolazione, testimoniano una situazione insostenibile e che deve essere fermata al più presto.

La Francia ha già deciso quale sarà il suo primo passi in questa partita.Riconoscere lo Stato della Palestina per dimostrare supporto alla soluzione dei Due Popoli Due Statie soprattutto per garantire alla Striscia di Gaza un futuro che al momento sembra incerto. Quella di Emmanuel Macron sarà quindi la prima Nazione del G7 a prendere questa decisione. Altri 140 Paesi in tutto il mondo, però, hanno già preso questa decisione.

Macron si avvia quindi su un percorso incidentato che potrebbe portarlo a compiere scelte complesse. Il suo obiettivo sembra quello dicreare un movimento di Paesi europei che riconoscano tutti lo Stato della Palestina. La cautela di Merz ha finora rallentato fino a bloccare ogni tipo di iniziativa in questo senso. Ora però sembra essere più vicino ad un’apertura anche Keir Starmer. Inoltre, gli Stati Uniti di Donald Trump restano fermamente contrari alla possibilità.

Secondo fonti parigine,la decisione è stata coordinata con l’Arabia Saudita, che ha giocato un ruolo chiave nei tentativi di stabilizzazione della Regione. L’Eliseo avrebbe poi avvisato in anticipo la Casa Bianca sulla sua decisione. Tramite questo riconoscimento, le pressioni europee potrebbero avere tutta un’altra forza nei confronti delle azioni di Benjamin Netanyahu. Una sorta di mossa disperata per tempi disperati, che spera di riportare almeno gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.

Il riconoscimento ufficiale da parte francese arriverà a settembre.In due mesi è però possibile che Israele e Hamas prendano una decisione sul cessate il fuoco, evitando quindi questo procedimento.

Gaza, l’ira di Netanyahu per la decisione di Emmanuel Macron

La svolta dell’Eliseo non ha ovviamente soddisfatto il primo ministro israeliano,Benjamin Netanyahu. Secondo quanto riportato dal quotidianoHareetz, il premier ha “condannato fermamente la decisione del presidente Macrondi riconoscere uno Stato palestinese vicino a Tel Aviv sulla scia del massacro del 7 ottobre“.

Secondo il leader dello Stato ebraico, infatti, questa mossa non farebbe altro che “premiare il terrorismo“, in riferimento agli attacchi perpetrati da Hamas contro Gerusalemme. Non vi sarebbero possibilità di trattative su questo punto, come dimostrano anche le parole dei membri del governo israeliano. Il ministro della Difesa,Israel Katz, ha infatti sostenuto che il riconoscimento della Palestina “è una resa al terrorismo“, mentre il ministro della Giustizia,Yariv Levin, ha parlato di “unamacchia nera nella storia francese“.

Lo Stato ebraico è dunque convinto che una legittimazione della Palestina possa provocare ancora più tensioni in Medio Oriente. Gerusalemme teme che in questo modo non sarà possibile raggiungere una quotidianità pacifica, in quanto le mire palestinese sul Paese non si fermerebbero.Hamas, al contrario, ha preso positivamente la decisione, definita come “un passo positivo nella giusta direzione“.

In un momento storico in cui sembra doversi decidere il destino di un intero popolo,la decisione di ogni singolo Stato sembra assumere un’importanza fondamentale. La svolta della Francia sembra destinata ad avere una risonanza unica e non si esclude che la telefonata odierna tra Francia, Germania e Regno Unito possa incentrarsi proprio sul futuro dello Stato palestinese.

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