“Qui si fa l’Europa o si muore”. Si potrebbe riassumere così, parafrasando Giuseppe Garibaldi, figura chiave del Risorgimento italiano, l’intervista che il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha rilasciato a Le Monde e ad altri 6 quotidiani europei. In essa, l’inquilino dell’Eliseo ha esposto la sua “dottrina economica europea”, la cui idea chiave è quella di un “un debito comune” per finanziare settori economici strategici e tornare ad essere competitivi sui mercati internazionali.
Macron intende proporla anche nelle sedi opportune, in particolare giovedì prossimo in Belgio, in occasione del vertice dei capi di Stato e di governo dei 27 paesi membri sulla competitività europea, e ad Anversa, al vertice sull’industria europea. Non è la prima volta, però, che oltralpe si pensa a soluzioni di questo tipo: l’idea di un debito comune europeo è stata infatti sostenuta dalla Francia per anni ma costantemente respinta da altri paesi, tra cui la Germania.
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La proposta del presidente francese non arriva a caso. Macron è al suo ultimo anno da capo di Stato e in patria affronta una sempre crescente instabilità politica, a causa della mancanza di maggioranza all’Assemblea Nazionale. Il suo attivismo mira, dunque, a scongiurare il rischio di isolamento della Francia, che arriva al vertice europeo sulla competitività in programma giovedì in una posizione di debolezza. I Paesi del Nord e quelli Baltici hanno infatti già dichiarato in un documento comune che la scelta di una preferenza europea rischia di allontana gli investimenti internazionali, mentre la rinnovava intesa Roma-Berlino sposta gli equilibri lontano da Parigi, con Italia e Germania che puntano ad un’Unione che sia maggiormente legata alla sovranità degli Stati.
Marcon: Europa diventi grande potenza o sarà spazzata via
“Oggi, abbiamo tre battaglie da condurre, nella sicurezza e nella difesa, nelle tecnologie della transizione ecologica e nell’intelligenza artificiale e nel quantico“, afferma Macron, sottolineando che in questi settori l’Unione Europea investe molto meno rispetto ai principali competitor, Cina e Stati Uniti. Bisogna cambiare rotta ma, avverte, l’impiego di capitali europei, per non frammentare il mercato interno, deve essere congiunto, rigettato su tutti i paesi membri.
Il presidente francese ricorda che “Mario Draghi stimava in 800 miliardi di euro all’anno i bisogni di investimenti pubblici e privati nelle tecnologie verdi e digitali. Se aggiungiamo la difesa e la sicurezza, arriviamo circa a 1.200 miliardi di euro all’anno“. Nel momento attuale, in cui la Cina ha un attivo nel debito con il resto del mondo di 1.000 miliardi di euro, l’Europa è chiamata ad una decisione esistenziale: scegliere se diventare una grande potenza, sul piano economico, finanziario, militare e democratico oppure essere “spazzata via”.
Mobilitare il risparmio privato e internazionalizzare l’euro
Per il suo progetto di debito comune europeo da 1.200 miliardi all’anno per finanziare le nuove sfide economiche mondiali, il presidente francese Emmanuel Macron spiega che bisognerebbe “mobilitare il risparmio privato, accelerare i programmi di cartolarizzazione europea, e creare l’unione dei mercati di capitale“.
Le questioni da affrontare sono molte: la semplificazione del mercato unico. In secondo luogo, la diversificazione commerciale e la promozione della preferenza europea. A tal proposito, Macron mira a promuovere l’internazionalizzazione del ruolo dell’euro, introducendo la moneta unica digitale e sviluppando stablecoins.
Macron respinge le intimidazioni di Trump: non dobbiamo piegare la schiena
Riferendosi ai dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump sui prodotti europei, Macron avverte che le “minacce statunitensi” non sono finite ed esorta a non abbassare la guardia. Le misure da lui proposte, infatti, mirano anche e soprattutto a “sfidare l’egemonia del dollaro”.
“Di fronte a un’aggressione specifica, penso che non dobbiamo piegare la schiena o cercare di trovare un accordo“: afferma l’inquilino dell’Eliseo, rispondendo a una domanda sulla reazione dell’Unione Europea alle scelte di Trump. Ricorda poi che Washington minaccia ogni giorno nuovi dazi, denunciano un “chiaro atto di aggressione”, di fronte al quale la soluzione non può essere cercare un accordo.
“Abbiamo provato questa strategia per mesi; non funziona. Ma soprattutto – aggiunge Macron – ha portato strategicamente l’Europa ad accrescere la sua dipendenza. Prendete l’energia, abbiamo sostituito la nostra dipendenza dalla Russia con una dipendenza dagli Stati Uniti, che forniscono il 60% del nostro gas naturale liquido“.
Dopo essere stata a lungo tempo considerata arrendevole verso le minacce di Trump, ma soprattutto incapace di far sentire la propria voce nelle principali questioni geopolitiche, l’Unione Europea ha di fronte a sé l’occasione di emanciparsi dagli Stati Uniti. I paesi membri avranno la forza di fare a meno del sostegno di Washington?
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