Scetticismo e speranza. Questi i binari su cui si è mosso il vertice a Londra tra il tridente europeo Starmer, Macron, Merz e il tridente ucraino di Zelensky. Dubbi e fiducia sul piano di pace per Kiev presentato dal presidente a stelle e strisce, Donald Trump.
Vertice tra il fumo londinese che si svolge mentre in Russia si incriminano decine di responsabili ed ex responsabili politici e militari ucraini per “genocidio” della popolazione di etnia russa o russofona del Donbass a partire dal 2014, tra i quali però, non risulterebbe il nome del leader di Kiev.
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Insomma, al numero 10 di Dowing Street hanno passato la soglia accanto ad uno sgargiante albero di Natale, accolti dal primo ministro britannico, Keir Starmer, il presidente francese, Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, membri del cosiddetto formato E3, per riunirsi con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, per discutere dei colloqui di pace in corso, inclusa l’ultima bozza di proposta per porre fine alla guerra promossa dalla Casa Bianca.
Al momento, il quadro è chiaro: la situazione è complessa e delicata e ha bisogno di essere approfondita e trattata con cautela soppesando ogni parola, non sono ammessi passi falsi. Al centro delle discussioni, di certo, il posizionamento di Washington che sembra sbilanciato a favore di Mosca. E il principale nodo da sciogliere resta il dossier territoriale che, per Kiev, è la più problematica.
“Esistono visioni di Stati Uniti, Russia e Ucraina e non abbiamo una visione unitaria sul Donbass“, aveva infatti anticipato Zelensky in un’intervista rilasciata a Bloomberg delineando di fatto un riassunto di quella che è l’attuale fase di stallo dei negoziati. E anche se non dichiarato apertamente, il premier britannico non ha nascosto le criticità nel piano di pace, a cui ha fatto eco Macron, decisamente più esplicito che ha affermato come “il principale problema” sulla strada della definizione di un accordo per la pace in Ucraina sia “la convergenza delle nostre posizioni comuni, fra europei e Ucraina, con quelle degli Stati Uniti”.
Anzi, Europei e Ucraina, a detta dell’inquilino dell’Eliseo, avrebbero “molte carte nelle loro mani”, fra gli aiuti finanziari a Kiev, la resistenza dell forze militari ucraine ai russi e gli effetti delle sanzioni europee e americane sull’economia russa. In questo senso, anche Merz si dice scettico su alcune proposte a stelle e strisce rispetto ai negoziati per arrivare alla fine del conflitto russo-ucraino. Al contempo, però, ha rimarcato che “potrebbero essere giorni decisivi per tutti noi sull’Ucraina“.
Insomma, si resta in attesa di una possibile mossa che possa far sbloccare la situazione e procedere con il raggiungimento di un’intesa. Zelensky adesso volerà a Bruxelles dove parteciperà a una cena organizzata dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, insieme al presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, e alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.
Domani, invece, il leader di Kiev proseguirà i suoi incontri diplomatici a Roma per incontrare il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha rilanciato un invito ufficiale un bilaterale a Palazzo Chigi.
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