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Lefebvriani, la Santa Sede formalizza lo scisma

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Sono circa le 10 di un mattino caldo e umido a Econe, quando monsignor Alfonso de Galarreta inizia la solenne liturgia per lanomina dei quattro vescovi lefebvrianicon salmi, invocazioni in latino, cori e silenzi tra le montagne del Vallese. E quando impone le mani sul capo dei quattro abati,si compie il nuovo scisma con la Santa Romana Chiesa. Consacrazioni episcopali infatti “celebrate senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre, in aperta violazione del diritto canonico“.

All’indomani della liturgia èufficiale la scomunica per i sei vescovi, i quattro neo consacrati e i due che li hanno consacrati. Come pronunciato tramite il dicastero per la Dottrina della fede, la Santa Sede mette nero su bianco, in un decreto,la frattura lefebvriana,ammonisce i preti e i fedelilegati alla fraternità unltratradizionalista che sono “scismatici e scomunicati colo che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X“, ma aprono altresì la porta a “tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione”.

Il decreto, accompagnato da una nota esplicativa, è elaborato dalla sezione disciplinare dell’ex Santo Uffizio, ed è firmato dal prefetto, il cardinal Victor Manuel Fernandez, dal segretario di quella sezione, monsignor john Kennedy, e dal segretario della sezione dottrinale, don Armando Matteo.

Il decretocertifica che i vescovi della Fraternità Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay, rispettivamente consacrante principale e co-consacrante, ei vescovi consacratiPascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier sono incorsi “ipso factonella scomunicalatae sententiae” riservata alla Sede Apostolica per aver compiuto “un atto di natura scismatica“, la “consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice“.

L’ex Sant’Uffizio sancisce che nell’atto di compiere la consacrazione sia i consacranti che i consacrati sono incorsi nella scomunica prevista. Per quanto riguarda i fedeli laici,sono da ritenersi scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità. Maggior dettagli, in particolare per quanto riguarda i fedeli, sono contenuti in una “nota esplicativa“, pubblicata dal dicastero responsabile dell’ortodossia cattolica contemporaneamente al decreto di scomunica.

Ebbene, trentotto anni dopo la frattura consumata dal fondatore della Fraternità sacerdotale, l’arcivescovo franceseMarcel Lefebvre, vescovo anti-Concilio scomunicato da san Giovanni Paolo II, si compie la nuova con il Superiore generaledon Davide Pagliarani.

Il nodo inaccettabile per la Fraternità è lamancata accettazione del Vaticano IIcon le sue riforme: dall’ecumenismo, all’apertura ai laici, alla celebrazione della messa nelle lingue “volgari” e non in latino. I vertici della Fratellanza conoscono bene le conseguenze dei loro gesti, ma non tornano sui propri passi, anzi. “Siamo fedeli alla Chiesa di Roma e al Papa“, ripetono e sono “pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa“. Perché la tradizione appare rassicurante, un ancoraggio sicuro in un mondo che continua a fluttuare.

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