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Lavrov riappare in pubblico: “Nessuna spiegazione dagli Usa sui test nucleari”. Mosca elabora la risposta

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Dopo giorni di silenzio e un’assenza che aveva alimentato voci di un suo possibile ridimensionamento all’interno dell’apparato di potere del Cremlino, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov è riapparso oggi in pubblico, intervenendo sulla delicata questione dei test nucleari americani.

Mosca non ha ricevuto alcuna spiegazione ufficiale da parte di Washington sulle recenti dichiarazioni dell’ex presidente Donald Trump riguardo alla ripresa dei test nucleari negli Stati Uniti”, ha dichiarato Lavrov, citato dall’agenzia Tass. Il ministro ha precisato che “nessun chiarimento è arrivato attraverso i canali diplomatici”, sottolineando come il tema rappresenti una “questione di sicurezza strategica che riguarda direttamente la stabilità globale”.

L’intervento del capo della diplomazia russa arriva a pochi giorni da una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale russo, svoltasi il 5 novembre, durante la quale Vladimir Putin avrebbe impartito istruzioni ai vertici militari e ai responsabili della politica estera in merito alla posizione da adottare verso gli Stati Uniti. “Le istruzioni del presidente sono in fase di elaborazione”, ha confermato Lavrov, lasciando intendere che il Cremlino sta valutando una risposta calibrata, ma ferma, all’eventualità di una ripresa dei test da parte americana.

Secondo fonti vicine al ministero degli Esteri, la preoccupazione di Mosca riguarda non solo la violazione implicita delle intese sul controllo degli armamenti, ma anche il rischio di una nuova corsa nucleare. Negli ultimi mesi, infatti, i rapporti tra Russia e Stati Uniti si sono ulteriormente deteriorati: la sospensione del trattato New START, il conflitto in Ucraina e il progressivo sgretolamento dei canali diplomatici hanno contribuito a creare un clima di sfiducia reciproca che ricorda, per intensità, quello della Guerra Fredda.

Lavrov ha ribadito che la Russia “continuerà a difendere il principio della parità strategica”, ma ha accusato Washington di “non rispettare i meccanismi di trasparenza” previsti dagli accordi internazionali. Per il ministro, “qualsiasi passo verso la militarizzazione del deterrente nucleare rappresenta un pericolo per tutti i Paesi, non solo per la Russia”.

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