La sfida di Putin: «Mi prendo il Donbass entro il primo luglio»

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L’annuncio del presidente russo mentre sul campo prosegue l’offensiva. La situazione dopo le sanzioni. Zelensky rimane vicino al suo popolo 

Tra le ultime novità del conflitto in Ucraina emerge da una parte l’approvazione da parte dell’Ue del sesto pacchetto delle sanzioni contro la Russia che riguarda l’embargo sul petrolio. Mossa strategica decisa al vertice di Bruxelles per smettere di aiutare Mosca a finanziare la guerra con i pagamenti che provengono dai paesi dell’Ue. Decisione per niente scontata, che dovrebbe quantomeno far ragionare Putin sulla richiesta di ‘cessare’ il fuoco. Dall’altra il fatto che Vladimir Putin ha segnato sul calendario la data in cui effettivamente ci sarà la presa totale del Donbass. Mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky continua a ripetere alla nazione che il Donbass tornerà ad essere dell’Ucraina e cerca di tranquillizzare il suo popolo dalla minaccia russa. 

È veramente difficile cercare di immaginare come finirà il conflitto e soprattutto cercare di capire quando finirà. Per quanto riguarda il sedersi al tavolo della pace, tutti i paesi dell’Ue sono favorevoli al fatto che le condizioni per stabilire la pace dovranno essere decise dall’Ucraina che è il paese invaso. Mentre nei giorni passati Putin si era detto favorevole all’apertura con Kiev dichiarando però che non sarebbe tornato indietro sulle posizioni scelte il 24 febbraio, giorno in cui Mosca ha invaso l’Ucraina. Ormai quasi cento giorni fa.

La presa del Donbass

Per quanto riguarda la presa del Donbass, il presidente della Russia avrebbe ordinato di occupare l’intera regione di Lugansk e Donetsk entro il primo luglio. A riferirlo è Channel 24 citando fonti dei servizi segreti ucraini. Non possiamo sapere se effettivamente nel mese di luglio ci sarà un presa totale del Donbass da parte della Russia, però possiamo vedere come città e villaggi, nella parte est dell’Ucraina, vengono colpiti duramente ogni giorno. Nella città di Severodonetsk ormai praticamente sotto il controllo russo, sono rimasti intrappolati circa 12.000 civili secondo il Consiglio norvegese per i rifugiati. Nel Donbass le forze russe avanzano ad altissima intensità e negli ultimi giorni hanno messo a dura prova la resistenza ucraina che ha dovuto lasciare alcune città in mano ai russi. Il presidente ucraino continua ad essere vicino al suo popolo come un papà e cerca di tranquillizzare i civili ucraini ogni sera, attraverso il suo videomessaggio diventato ormai un appuntamento fisso. Proprio ieri sera ha detto: «Gradualmente ci avviciniamo al punto in cui la Russia dovrà deporre le armi, contare i morti e passare alla diplomazia».

Per quanto riguarda la difesa Ucraina, Joe Biden ha fatto sapere che non manderà sistemi di razzi a lungo raggio in grado di colpire la Russia. Armi che il presidente Zelensky aveva richiesto proprio per fermare l’offensiva violenta sul Donbass. La scelta del presidente Biden è stata ritenuta da molti saggia, per non complicare ulteriormente la guerra e soprattutto per non peggiorare la situazione e allargare il conflitto. 

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