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Kirk il martire, Trump lo beatifica e la vedova perdona l’assassino

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Un abbraccio traDonald Trump ed Erika Kirk. E’ così che si è chiusa la cerimonia per i funerali dell’attivista Maga,Charlie Kirk, assassinato lo scorso 10 settembre per mano di un detrattore politico. E così, tra le lacrime della vedova, il ricordo degli amici, la beatificazione arrivata direttamente dal presidente a stelle e strisce, il 31enne è stato definito “il più grande evangelista della libertà americana“.

Più di quarantamila sostenitori, più di200.000 secondo la polizia locale, più di300.000 secondo Turning PointUsa, l’organizzazione fondata da Kirk, sono accorse da tutta l’America, per onorare la memoria dell’attivista allo State Farm Stadium di Glendale, in quell’Arizona che era la sua casa.

Accolto da un’ovazione allo stadio, è salito sul palco il presidente a stelle e strisce per raccontare il suo Charlie, colui che è riuscito a farlo anche riavvicinare aElon Musk. Il presidente è stato infatti immortalato sugli spalti mentre chiacchierava amichevolmente con il suo ex first buddy dopo una separazione fatta di invettive e violente critiche.

Donald Trump, Elon Musk
Donald Trump, Elon Musk

A introdurre il presidente è stata Erika Kirk al termine del suo intervento. La vedova Kirk è salita scenograficamente sul palco alzando le mani al cielo e mentre tutto lo stadio la applaudiva. “Quando ho visto il suo corpo non c’era né paura né sofferenza, ma un sorriso sul suo viso“, ha raccontato e, fra le lacrime, ha poiperdonato il killer. “Mio marito Charlie voleva salvare i giovani, come colui che gli ha tolto la vita.Perdono quel giovane. La risposta all’odio non è altro odio“.

L’inquilino della Casa Bianca ha invece intrattenuto i presenti con 40 minuti di discorso che si sono gradualmente trasformati quasi in un comizio. Insomma, nel suo stile. Se prima ha ricordato il ruolo chiave giocato dall’attivista nella sua vittoria alla presidenza, Trump si è soffermato sul coraggio del 31enne con cui parlava nei campus delle università, finendo quindi per attaccare quella “sinistra radicale” che “Charlie avrebbe chiamato solo sinistra, ma io non ci riesco“.

Il presidente non ha dubbi: Charlie “è stato ucciso per aver detto la verità che aveva nel cuore“. L’assassino difatti è “un mostro radicalizzato“. Poi, con emozione, ha annunciato che presto gli conferirà la “medaglia d’onore civile, l’onorificenza più importante del nostro paese” perché “è un gigante, un martire della libertà“.

Sul palco, è salita anche tutta l’amministrazione trumpiana per ricordare ognuno a modo loro l’attivista. Estremismi nei paragoni sono stati usati dal ministro della sanitàRobert F. Kennedy Jrche lo ha paragonato a Gesù. AncheJD Vanceha usato metafore religiose, descrivendo “l’amico Charlie” come un “martire della fede” che “hanno cercato di silenziare. Era Atene e Gerusalemme nella stessa persona”, ovvero la capitale della ragione e quella di Dio. “Amava il suo Paese, e lo amava tanto da morire per lui. In Charlie Kirk avevamo trovato un leader“, ha aggiunto lasciando la parola al segretario di Stato, Marco Rubio, che ne ha lodato il “grande impatto” prima di parlare di un “assassinio politico“.

Un’intera giornata, otto ore di evento scandito da momenti di ilarità e da quelli emotivi, alternati a video che hanno ripercorso la vita dell’attivista. Insomma, un evento che era iniziato in tono lieve, con musica evangelica e ricordi solenni di Kirk, che però si è pian piano trasformato in un raduno politico. “Per me era come un fratello“, ha quindi concluso Donald Trump Jr per poi invocare un “We are all Charlie” e chiosare: “Non ci lasceremo intimidire. Il nostro messaggio di fede e famiglia non sarà messo a tacere“.

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