Il sindaco di Istanbul EkremImamoglu, recentemente incarcerato alla vigilia delle primarie del Chp, principale partito d’opposizione, ha reso noto che anche il suo legale è stato arrestato.
“Questa volta è il mio avvocato Mehmet Pehlivan ad essere stato arrestato con accuse completamente inventate“, così l’ex sindaco della capitale economica della Turchia in un post su X. Il messaggio si conclude con un appello allascarcerazione immediata del legale, in cui l’ex primo cittadino torna a denunciare l’attacco sferrato dal governo Erdogan alla democrazia del Paese: “Come se questo colpo di stato contro la democrazia non fosse sufficiente, non possono sopportare che le loro vittime si difendano“.
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EkremImamoglu, il sindaco di Istanbul è stato arrestato nei giorni scorsi con le accuse di corruzione e favoreggiamento al terrorismoedovrà restare in carcere. La decisione è stata presa dai giudici delTribunale di Istanbuldurante l’udienza preliminare che si è svolta nella città del Bosforo. Insieme al primo cittadino è stata confermata la detenzione per altri 21 imputati, tra cui i collaboratori di Imamoglu, Murat Ongun e Ali Nuhoglu. Altre nove persone sono state invece rilasciate.
“Non mi piegherò mai“, ha detto Imamoglu al momento della conferma del suo arresto, incitando che “questa macchia” riferendosi al governo di Erdogan sarà eliminata dalla “nostra democrazia“.
Intanto, la città turca continua ad essere protagonista dellemanifestazionidei residenti contrari all’arresto del sindaco. Una folla di grandi dimensioni si è radunata fuori dal municipio della città nella tarda serata di sabato per il quarto giorno di fila. I manifestanti temono che ladetenzione del sindacosialegata a motivazioni politiche, in quanto questo sarebbe un oppositore del presidente Erdogan.

L’arresto è giunto a pochi giorni dalleprimarie del Chp, partito di Imamoglu, che, se vinte dal primo cittadino, avrebbero rappresentato per lui il primo passo verso la candidatura alle prossime presidenziali. Nel corso delle proteste di questa notte,323 persone sono state arrestatesolo a Istanbul, come confermato dal ministro dell’Interno turco, Ali Yerlikaya. Solo ieri, invece, la polizia turca aveva arrestato 343 persone.
Proprio a causa delle manifestazioni in corso,il sindaco è stato scortato in tribunale protetto da decine di furgoni antisommossae da un pesante cordone di polizia. A soli 10 chilometri di distanza, infatti, era in pieno corso la manifestazione nei pressi del municipio e le autorità temevano che potessero verificarsi delle escalation.
La “notte della democrazia” a favore di Imamoglu
Nelle giornate successive all’arresto,migliaia di persone si sono riversate in stradaper partecipare alla manifestazione organizzata per chiedere il rilascio del primo cittadino, nonostante il divieto imposto dal governo. In poco tempola tensione èquindisalita alle stellee la polizia turca ha utilizzatogas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i manifestanti, i quali hanno continuato imperterriti le loro proteste.
Quella tra il giovedì e il venerdì successivi all’arresto è stata ribattezzata la “notte della democrazia“, viste le proteste che hanno coinvolto300mila personenella città del Bosforo e in diverse città turche. I manifestanti hanno nuovamente dato inizio a scontri con le forze dell’ordine, che hanno cercato di fermare la marcia dei cittadini verso la piazza centrale di Taksim, luogo divenuto simbolico per le proteste nellacittà, che ormai da giorni è completamente transennata epresidiatadalle forze dell’ordine.
Students of#IstanbulUniversity are holding a protest against the cancellation of their diploma and the detention of Mayor Ekrem#Imamoglu. Police use pepper gas and rubber bullets against the protesters.#Turkey#CHPpic.twitter.com/LDiWKBuza4
— Karina Karapetyan (@KarinaKarapety8)March 19, 2025
In strada giovedì erano presenti i maggiori leader del partito di opposizione Chp, che hanno raggiunto le migliaia di persone che si erano radunate sotto la sede del Comune di Istanbul. La situazione potrebbe rimanere incandescente ancora a lungo, visto che nei prossimi giorni sono state annunciatenuove manifestazioni in almeno 35 città. Venerdì, invece, diversi studenti hanno deciso di manifestare a favore del sindaco negli atenei di Istanbul, Ankara, Smirne, Mersin e Kocaeli.
Le paure per le sorti del partito di opposizione
Intanto nel Paese cresce l’ansia per le sorti delChp. La paura dell’opposizione è che, sulla base delleinchiesteche in questi mesi hanno colpito il partito in riferimento a presunteirregolarità nel congresso del 2023, quest’ultimo possa essere commissariato. Domenica prossima, infatti, dovrebbero svolgersi le primarie del partito, a cui avrebbe dovuto candidarsi Imamoglu, e si teme che queste possano essere annullate. Per evitare questa possibilità, il Chp ha deciso diconvocareancheun congresso straordinario, il 6 aprile, per scegliere il nuovo leader del partito.
La reazione di Erdogan
Gliuniversitarihanno chiesto le dimissioni del governo turco, etichettando il presidente Reccep TayyipErdogancome un “dittatore“. Anche in questi casi, la polizia ha utilizzato la violenza per disperdere i manifestanti. Sul caso ha deciso di esprimersi anche lo stesso presidente turco, sostenendo che “gli sforzi dell’opposizioneper dipingere i suoi conflitti interni o i suoi problemi con la legge come la questione più importante del Paese èl’apice dell’ipocrisia“.

Erdogan anche oggi ha deciso di ribadire la sua posizione contraria alle manifestazioni, sottolineando cheil Paese“non cederà al terrorismo di strada“, per poi criticare anche Ozgur Ozel, il presidente del maggior partito di opposizione Chp di cui Imamoglu fa parte, in quanto “la strada da lui intrapresa è un vicolo cieco“.
Istanbul, Imamoglu grida al “golpe“
Nel frattempo, mentre nel Paese sembra imperversare il caos,Imamoglu dal carcere ha mandato un appello ai magistratiaffinché il suo arresto venga considerato un vero e proprio “golpe contro la volontà della Nazione“. Il primo cittadino ha infatti sostenuto che la sua detenzione non sarebbe altro che un caso politico, chiedendo quindi ai giudici di “reagire, prendere precauzioni contro questa manciata di colleghi che stanno rovinando la magistratura turca“.

Il partito di Erdogan ha immediatamente smentitole parole del sindaco di Istanbul, sottolineando che “menzionare il nome del nostro presidente e del nostro partito accanto a un’espressione come ‘colpo di Stato civile’ è il colmo della stupidità politica“. In realtà, però, sarebbero numerose le persone che sostengono la causa di Imamoglu. Al momento54 persone sono state arrestatea causa dei messaggi di sostegno inviati al sindaco, mentre altre220 sono sospettate di“incitamento all’odio e all’ostilità” per alcuni post condivisi sui social.
Questi numeri, però, potrebbero salire ulteriormente visto che, il ministro dell’Interno, Ali Yerlikaya, ha annunciato che le forze dell’ordine sono sulle tracce degli altri sospetti che sono stati identificati ma non ancora catturati.Dall’arresto di Imamoglu, i principali social mediadel Paese, tra cui X, Facebook, Instagram e YouTube,sono stati posti sotto custodia per circa 40 ore.
L’arresto di Ekrem Imamoglu
Nella giornata dimertedì, EkremImamoglu, sindaco di Istanbul e principale avversario politico del presidente Erdogan,è stato arrestatoall’alba nella sua abitazione. L’operazione avrebbe previsto l’azione di ben 100 agenti e si sarebbe svolta a pochi giorni dalle primarie del suo partito, dove sarebbe giunto con l’intenzione di candidarsi per le presidenziali turche, previste nel 2028.
Le accuse nei suoi confronti sarebbero difavoreggiamentoin relazione al Pkk, il partito curdo ritenuto terroristico dal governo turco, ecorruzione. Nelle stesse ore sono poi state arrestate altre 84 persone, tutte gravitanti intorno al sindaco, compresi alcuni politici di altre municipalità e giornalisti.
Già nelle scorse settimane, il primo cittadino era stato posto sotto inchiesta a causa di alcunedichiarazioni critiche nei confronti del governo. Inoltre, il giorno prima del suo arresto, l’Università di Istanbul aveva annullato la sua laurea, ovvero il titolo necessario a candidarsi alla presidenza della Repubblica.
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