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Istanbul, Papa Leone XIV nella cattedrale armena: evoca le “tragiche circostanze” del passato per ricordare l’unità dei cristiani

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Il cielo passa, la Parola resta, e così la fede. In sintesi, l’immagine della perfetta testimonianza del cristianesimo. E’ questo ciò che Papa Leone XIV intende far comprendere e far riemergere con il suo primo viaggio internazionale che si sta svolgendo tra Turchia e Libano.

All’indomani della visita alla Moschea Blu dove è entrato scalzo in segno di rispetto ma dove ha evitato di pregare davanti al mihrab verso la Mecca, il Santo Padre ha visitato di prima mattina la cattedrale armena apostolica di Istanbul. Un luogo dove il Pontefice ha evocato le “circostanze tragiche” che hanno segnato il passato del popolo armeno, rimasto vittima dell’eccidio di inizio Novecento nell’impero ottomano.

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Una visita che Papa Leone ha descritto nella sua omelia presso la cattedrale armena come un’opportunità “di ringraziare Dio per la coraggiosa testimonianza cristiana del popolo armeno nel corso dei secoli, spesso in circostanze tragiche“. Il Santo Padre non si è calato nel dibattito lessicale e politico che orbita intorno al martoriato passato armeno di cui la Turchia, erede dell’impero ottomano, rifiuta di parlare di genocidio.

Né si è prestato ad entrare nelle polemiche scoppiate nella società armena dopo la recente guerra nella regione sul confine tra Azeirbaijan e Armenia. Un conflitto che ha vist contrapporsi il capo della Chiesa apostolica armena, il catholicos Karekin II, difensore di un’identità immutata nel tempo, e il premier Nikol Pashinyan, che si espone parlando di una “Armenia reale” circoscritta ai suoi attuali confini riconosciuti a livello internazionale.

Una linea, quindi, rimasta ben salda al messaggio di pace e di ritorno all’unità della fede, che Papa Leone ha fin da subito voluto porre al centro del suo viaggio che, tra le altre cose, è stato difatti organizzato principalmente per le celebrazioni del 1.700esimo anniversario del primo Concilio di Nicea, dove, come avverte il Santo Padre, “se Dio non si è fatto uomo, come possono i mortali partecipare alla sua vita immortale? Questo era in gioco a Nicea ed è in gioco oggi“.

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E ancora, una linea seguita anche da Sua Beatitudine Sahak II Mashalian, il patriarca armeno di Costantinopoli, che ha concentrato il suo intervento di benvenuto sulle relazione tra i cristiani e la necessità di pace nella regione. “Come figli fedeli della antica Chiesa armena, – spiega il patriarca – siamo cittadini di questo Paese, godendo di libertà religiosa e sostegno statale come minoranza ben assistita“, ricordando come “nei momenti di difficoltà e nei momenti di speranza, abbiamo sentito la solidarietà degli altri cristiani: ortodossi, cattolici e protestanti“.

Motivo per cui, la presenza del Santo Padre, come rimarca il patriarca armeno, rappresenta “un gesto profondo di quella solidarietà“. Un passaggio che lo stesso Leone XIV ha colto per ritornare su un punto che deve essere saldo: “E’ da questa fede apostolica comune che dobbiamo attingere per recuperare l’unità che esisteva nei primi secoli tra la Chiesa di Roma e le antiche Chiese Orientali”. Motivo per cui, “dobbiamo anche trarre ispirazione dall’esperienza della Chiesa nascente per ripristinare la piena comunione, una comunione che non implica assorbimento o dominio, ma piuttosto uno scambio dei doni che le nostre Chiese hanno ricevuto dallo Spirito Santo per la gloria di Dio Padre e l’edificazione del corpo di Cristi“.

Un messaggio, quello di ritrovare l’unità, che risuona fin dalle prime udienze che Leone XIV ha presieduto rimarcando l’importanza prima di Cristo al centro per rinsaldare la fede, allontanando i personalismi, e mettendosi in ascolto per riuscire a ricostruire i dialoghi e di conseguenza ritornare ad un’unità vera e coerente con i principi del Vangelo.

Intanto, dopo aver concluso la visita alla cattedrale Armena dove il Pontefice ha scoperto una targa commemorativa all’ingresso della Cattedrale che ricorda le precedenti visite di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Leone XIV si è diretto al Phanar per la Divina Liturgia nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio.

Qui, a conclusione della divina liturgia che ha presieduto nella festività di Sant’Andrea, fondatore della Chiesa di Costantinopoli, il Papa ha posto al centro la necessità del dialogo nonché di costruire pace, una missione che cristiani e ortodossi devono compiere insieme. Il viaggio del Santo Padre proseguirà quindi per il Libano subito dopo il pranzo.

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