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Gwyneth Paltrow testimonial di grattacieli di lusso a Tel Aviv: scoppia la polemica

Gli attivisti sui social mettono in risalto il contrasto tra il lusso sfrenato che viene pubblicizzato e le condizioni del sud del Libano e di Gaza ed accusano l’attrice di “sostenere un genocidio”

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Uno spotin onda sulle tv localiche pubblicizza grattacieli di lusso a Herzilya, una delle cittadine più costose in Israele,è al centro delle polemicheperché il volto della pubblicità è l’attriceGwyneth Paltrow. Nella sponsorizzazione degli edifici di lusso, l’imprenditrice risponde alla domanda di un autista “New York?” Con “No, Herzilya”dopo aver sponsorizzato uno stile di vita sano e rilassato. Per questo, la vincitrice di un premio Oscar è stata attaccata sui social media dagliattivisti.

Quest’ultimi hanno evidenziato il lusso sfrenato del progetto che stride fortemente con le condizioni nel sud del Libano e quelle dei palestinesi a Gaza nelle tendopoli. Gli attivisti accusano Paltrow di “sostenere un genocidio”. Secondo quanto riportaCorriere, anche alcuni account di propaganda iraniana partecipano alle accuse mosse contro l’attrice.

Israele, al centro anche le proprietà della società

La società che gestisce il progetto dei grattacieli di lusso, denominato 51Park, comprende due palazzi di51 piani e oltre 600 appartamenti, è la Melisron. IlGuardianfa notare che possiede anche una proprietà aMa’ale Adumim: una colonia israeliana situata ad est di Gerusalemme, in Palestina. Nel 2014 anche Scarlett Johansson era stata criticata per la pubblicità al gruppo israeliano che produce le macchinette per preparare la soda in casa.

In questo caso la fabbrica si trovava a Mishor Adumim, una zona industriale della Cisgiordania collegata al grande insediamento. L’azienda aveva soprattutto dipendenti palestinesi e la Johansson si era espressa “da sempre favorevole alla cooperazione economica e all’integrazione sociale tra una democratica Israele e la Palestina”.

L’appello in Italia

Nel contempo,in Italia prosegue la raccolta di adesioni per cancellare la partecipazione dello scrittore Eshkol Nevo, già primo ministro di Israele, al festival letterario “Il libro possibile”. L’evento è previsto per luglio tra Polignano a Mare e Vieste. A sottoscrivere l’appello figurano amministratori locali, esponenti politici e culturali, oltre che a don Michele Stragapede, parroco di Terlizzi.

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