Israele, Gal Hirsch e la missione cigno nero

Gal Hirsch a capo della liberazione degli ostaggi a Gaza

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Nel fronteggiare un nemico che opera in mezzo alla popolazione civile, dobbiamo sviluppare il nostro cigno nero letale, che agisce nella quarta dimensione, quella dell’incertezza, dell’illegalità, del disordine, al di fuori dei modelli concettuali accettabili e prevedibili” scriveva, in un saggio sulla teoria militare, Gal Hirsch.

Ed è proprio a lui che il presidente israeliano Benjamin Netanyahu ha affidato la missione “cigno nero”. L’operazione militare ha, alla luce delle degli attacchi sferrati su Israele all’alba di sabato 7 ottobre, lo scopo di liberare i 130 ostaggi tenuti a Gaza da Hamas e dai jihadisti pakistani.

Chi è Gal Hirsch

Gal Hirsch è considerato uno dei più letali e controversi uomini dell’esercito israeliano, fu al servizio della 35esima Brigata dei paracadutisti dell’esercito.

Importante fu il suo ingresso nelle Unità Shaldagh, unità militare fondata dopo lo scoppio della guerra Yom Kippur, di cui diventò comandante. Ricoprì incarichi di controspionaggio, liberazioni di ostaggi e operazioni clandestine.

Nel 2006 venne scelto per comandare la 91esima divisione delle Idf nella guerra in Libano. Proprio in quell’occasione venne accusato di essere il responsabile del tragico fallimento di Israele, venendo criticato per i suoi metodi di gestione degli scontri con Hezbollah.

Nel 2015 sfiorò la carica di capo della polizia. A fermarlo furono delle indagini avviate a suo carico dall’FBI a causa di alcuni illeciti registrati all’interno della sua azienda. Si trattava in particolare del pagamento di tangenti per un ex ministro georgiano. La scelta del presidente Netanyahu non è dunque casuale, ma ben calibrata.

La sua carriera da miliziano, infatti, gli permette di saper bene come gestire al meglio il lavoro sul campo e lo rende uno dei più adatti a coordinare un’azione contro un nemico sottovalutato da molti. L’ottenimento della missione potrebbe inoltre rivelarsi per Hirsch un modo per riabilitare il suo nome agli occhi del Paese.

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