All’indomani dell’accordo traStati Uniti e Iranche sanciva la cessazione delle ostilità anche sul fronte libanese, il ministro della Sicurezza Nazionale di IsraeleItamar Ben-Gvirapre nuove tensioni. Se solo ieri il segretario di Hezbollah,Naim Kassem, aveva visto nel memorandum d’intesa un modo per espellere Israele dal Libano, oggi, l’uccisione di4 militari israelianiha scatenato la reazione di Ben-Gvir.
“Per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere. Tutto il Libano deve bruciare“, ha scritto così su X Itamar Ben-Gvir e poi ha aggiunto, “con tutto il rispetto per gli americani Israele deve chiarire all’intero mondo cheil sangue dei nostri figli e la sicurezza dei nostri cittadini non sono alla mercé di nessuno.Il nostro dovere supremo è proteggere i cittadini di Israele e i soldati delle Idf, e questo impegno prevale su ogni altra considerazione“.
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Il ministro dell’estrema destra israeliana ha poi spiegato chela moderazione non è funzionalein Medio Oriente, “bisogna scatenarsi, annientare, sconfiggere il terrorismo“.
Israele vs Ue: Gideon Sa’ar accusa Kaja Kallas
Tuttavia Ben-Gvir non è l’unico esponente del governo diBenjamin Netanyahua far discutere. A poche ore dal Consiglio europeo che ha avuto nuovamente Israele al centro del confronto tra i leader, il ministro degli Esteri israeliano,Gideon Sa’ar,ha attaccato la vicepresidente della Commissione europea,Kaja Kallas.
All’accusa diostilitàverso lo Stato ebraico e di aver evocato ilparagonecon il Sudafrica dell’apartheid, il ministro ha aggiunto un annuncio: l’interruzione di ogni contatto con l’Alta rappresentante Ue. La risposta dell’Alta rappresentante Ue è arrivata nel giro di un’ora: “Caro Gideon, l’Ue e Israele hanno molti legami che ci uniscono, siamo pronti a proseguire il dialogo” senza arretrare.
Gli insediamenti inCisgiordaniarestano “illegali” e la loro espansione allontana sempre di più la prospettiva dei due Stati. L’attacco di Kalls mette però a nudo il paradosso europeo: toni sempre più duri verso il governo di Benyamin Netanyahu ma margini esigui per trasformarli in sanzioni. Complici le divisioni tra i Ventisette e la linea cauta di Berlino.
Il retroscena
Il gelo sceso tra Kallas e Sa’ar trova una delle sue origini in un retroscena rivelato daEuractiv. Nel corso di incontri riservati in Messico, tra il 20 e il 22 maggio, l’Alta rappresentante avrebbe accostato iltrattamento dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania all’apartheid sudafricana.
Nonostante le sollecitazioni di Sa’ar ad assumersi le responsabilità delle “affermazioni diffamatorie” e, nel caso, a “smentirle“, la Kallas non è mai entrata nel merito. Tuttavia la mancata precisazione di Kallas tradisce ildifficile esercizio di equilibrismo a cui è chiamata.
Bruxelles
Da mesi Bruxelles prova ad alzare lapressione sull’esecutivo Netanyahudi fronte al deteriorarsi della situazione umanitaria a Gaza e all’offensiva militare in Libano. Sul tavolo sono finite opzioni ritenute tabù fino a poco tempo fa:sanzionicontro i ministri più oltranzisti,restrizioni commerciali sugli insediamenti in Cisgiordania e perfino unasospensioneparziale dell’accordo di associazione tra Ue e Israele.
Tutte misure sostenute a gran voce daSpagna, Irlanda, Belgio e diversi Paesi nordici, in netta contrapposizione con cancellerie più caute (guidate daBerlino) e con quei governi che temono un assist elettorale alla destra israeliana in vista delle elezioni di ottobre.
Il vero problema comunque non è quali sanzioni adottare ma trovare i numeri per approvarle: “Ogginon c’è né l’unanimitàné una maggioranza qualificata per le misure già proposte e le minacce non seguite dai fatti rischiano di erodere lacredibilità europea“.
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