“La normalizzazione della guerra e del genocidio non può mai essere accettata“. È il messaggio che la presidente irlandese Catherine Connolly ha rivolto al presidente americano Donald Trump durante il loro incontro ad Áras an Uachtaráin, la residenza presidenziale nel Phoenix Park di Dublino.
Al termine del colloquio, Connolly ha spiegato di aver trasmesso a Trump “la forte convinzione del popolo irlandese” sulla necessità di affrontare la situazione a Gaza. La presidente era stata sollecitata anche dai partiti di sinistra che ne avevano sostenuto la candidatura alle elezioni dello scorso anno, affinché portasse il tema del conflitto in Medio Oriente direttamente al presidente statunitense.
Connolly ha più volte criticato la posizione di Trump e degli Stati Uniti sulla guerra a Gaza. Nel corso dell’incontro ha richiamato anche la storia dell’Irlanda, sottolineando come il Paese abbia conosciuto “la carestia, la colonizzazione e la violenza dei Troubles“, ma anche il lungo e difficile percorso verso la pace.
Proprio questa esperienza, secondo la presidente, può consentire all’Irlanda di offrire un contributo specifico alla risoluzione dei conflitti. “Ho sottolineato il contributo unico che il popolo irlandese può offrire alla risoluzione dei conflitti“, ha dichiarato Connolly.
Trump: “Mi piacerebbe vedere un’Irlanda unita”
Durante la visita a Dublino, Trump ha inoltre riacceso il dibattito sull’eventuale unificazione dell’isola. Al termine dell’incontro con il primo ministro irlandese Micheál Martin, il presidente americano ha dichiarato che l’unificazione “avverrà prima o poi” e che sarebbe “fantastico“.
Le parole di Trump hanno immediatamente provocato una reazione da parte di Londra. Downing Street ha ribadito che la posizione del primo ministro britannico Andy Burnham sull’eventuale unificazione dell’Irlanda del Nord non è cambiata.
Londra: “Rispetteremo al 100% l’Accordo del Venerdì Santo”
Un portavoce di Downing Street ha richiamato le parole pronunciate da Burnham alla Camera dei Comuni, secondo cui il Regno Unito si atterrà “al 100 per cento” all’Accordo del Venerdì Santo. La questione di un eventuale referendum sul confine, ha spiegato il premier, spetta al ministro per l’Irlanda del Nord e potrà essere affrontata “quando vi sarà un chiaro consenso nel Paese“, cioè quando l’opinione pubblica sarà cambiata al punto da rendere necessaria una valutazione.
L’Accordo del Venerdì Santo, che pose fine al conflitto trentennale in Irlanda del Nord noto come Troubles, prevede infatti la possibilità di indire un referendum sul confine qualora appaia probabile che la maggioranza della popolazione nordirlandese voti a favore dell’unificazione con la Repubblica d’Irlanda.
Burnham ha sottolineato che, al momento, non gli risulta un sostegno maggioritario dell’opinione pubblica a favore di un nuovo referendum. In assenza di un cambiamento significativo, dunque, Londra non intende promuovere una consultazione.
Il DUP: “Il futuro dell’Irlanda del Nord lo decide la sua popolazione”
Alle parole di Trump ha risposto anche il Partito unionista democratico (DUP) dell’Irlanda del Nord. Il leader della formazione, Gavin Robinson, ha sottolineato che il futuro costituzionale della regione “sarà deciso dalla popolazione nordirlandese, non da commenti provenienti da Londra, Dublino o Washington“.
In un messaggio pubblicato su X, Robinson ha ribadito la posizione unionista, sostenendo che l’Irlanda del Nord fa parte del Regno Unito sulla base della volontà democratica della sua popolazione.
“Sono certo che l’Irlanda del Nord continuerà a scegliere il Regno Unito e la sicurezza che esso offre“, ha scritto, aggiungendo che gli unionisti non hanno “alcun interesse a vedere il nostro Paese distrutto attraverso l’unione con la Repubblica d’Irlanda“.
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