Iran e Usa sono momentaneamente in tregua. Il vicepresidente degli Stati Uniti,JD Vance, intervenendo al Mathias Corvinus Collegium di Budapest, think tank vicino al governo ungherese diViktor Orban, ha commentato questa svolta dicendo: “Gli iraniani hanno accettato di riaprire loStretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti hanno accettato di fermare gli attacchi. Questa è la base dellatregua fragileche abbiamo in questo momento”.
Vance ha sottolineato come lasituazione resti delicata, pur evidenziando un primo spiraglio diplomatico. “Come mi ha detto il presidente ieri sera, gli iraniani sono negoziatori migliori di quanto siano combattenti. So che non gradiranno sentirlo, ma è vero”, ha aggiunto, ribadendo che l’amministrazione americana è impegnata in unnegoziato condotto “in buona fede”su richiesta diretta del presidenteDonald Trump, descritto come “impaziente di ottenere risultati”.
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Dall’Iran all’Europa
Dal Medio Oriente, il vicepresidente ha poi spostato il focussull’Europa, lanciando dure critiche alla gestione del conflitto in Ucraina. “Siamo rimastidelusi da molti leader politici europeiperché non sembrano particolarmente interessati a risolvere questo conflitto”, ha affermato, sottolineando una distanza crescente tra Washington e alcune capitali europee.
Pur ribadendo il legame storico e culturale tra le due sponde dell’Atlantico, Vance ha parlato apertamente di insoddisfazione: “Amiamo l’Europa e le sue culture, gli Stati Uniti sono in fondo una ‘nazione figlia’ del continente europeo, ma molta leadership politica non sembra davvero impegnata a trovare una soluzione alla guerra”.
I riconoscimenti di Vance a Meloni e Orban
Non sono mancati, però, riconoscimenti ad alcuni interlocutori europei. Vance ha citato in particolare la presidente del ConsiglioGiorgia Meloni,definita “molto utile”, insieme ad altre capitali che avrebbero lavorato “dietro le quinte”. Un ruolo ancora più rilevante, secondo il vicepresidente, sarebbe stato svolto proprio dal premier unghereseViktor Orban: “È stato il più utile perché ci ha spinto a comprendere entrambe le parti”.
Le parole di Vance delineano così uno scenario complesso: da un lato una tregua ancora incerta in Medio Oriente, dall’altro tensioni politiche con gli alleati europei sulla gestione dei conflitti internazionali. Un equilibrio fragile, che riflette ledifficoltà della diplomazia in una fase globale sempre più instabile.
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