Un’altra notte di minacce e raid. Un’altra alba con all’orizzonte negoziati sempre più incerti. Dopo gli attacchi incrociati tra martedì e mercoledì, nonostante il cessate il fuoco in vigore dallo scorso 8 aprile,gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi aerei contro l’Iran, che ha annunciato rappresaglie contro le basi militari statunitensi inKuwait, Baherein e Giordania, minacciando di colpire qualsiasi nave si avventuri nello Stretto di Hormuz.
I raid, che a detta dell’esercito a stelle e strisce hanno preso di mira “strutture di sorveglianza militare iraniane, sistemi di comunicazione e siti di difesa aerea in tutto il Paese“, sono stati innescati dopo che il presidente UsaDonald Trump ha accusato Teheran di ostacolare i negoziatiper porre fine alla guerra in Medio Oriente.
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L’inquilino della Casa Bianca ha infatti avvertito che gli States sono pronti ad intensificare rapidamente l’azione militarese Teheran non firmerà presto un accordo per porre fine alla crisi in corso: “Domani li bombarderemo senza pietà“.
“Eravamo davvero vicini a raggiungere un accordo, ma continuano a prenderci in giro, ci stanno prendendo in giro“, ha scandito ieri il tycoon ai giornalisti che lo hanno interpellato sugli stati dei negoziati. A fare eco al presidente, il segretario alla Difesa UsaPete Hegsethche ha puntato il dito contro l’Iran accusandolo di star giocando “al gatto e al topo” a livello diplomatico: “Se dovremmo negoziare con le bombe, negozieremo con le bombe, e siamo molto bravi in questo“.
E così, dalle prime ore del sol levante, si sono udite esplosioni sull’isola di Qeshm, a Minab, Sirik e nel porto meridionale di Bandar Abbas, secondo quanto riportato dai media iraniani. In risposta ai recenti attacchi statunitensi, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche ha dichiarato diaver lanciato droni contro le basi militari Usa di Ali al-Salem e Ahmad al-Jaber in Kuwaite contro labase aerea di Sheik Isa in Bahrein.
I media della Repubblica islamica avevano precedentemente riportato un attacco al quartier generale della Quinta flotta statunitense in Bahrein. Le sirene antiaeree sono stati difatti attivate nel paese, secondo quanto comunicato dal Ministero dell’Interno locale. Mentre in Kuwait, l’esercito ha annunciato di essere impegnato in “combattimenti contro bersagli aerei ostili” e l’autorità per l’aviazione civile ha chiuso lo spazio aereo dell’emirato.
Le Guardie rivoluzionarie ha anche annunciato di aver lanciato12 missili balistici contro la base aerea di Al-Azrak in Giordania utilizzata dagli Stati Uniti. E non solo, la Repubblica degli ayatollah ha anche tenuto a precisare che le sue forze prenderanno di mira qualsiasi nave tentasse di attraversa lo strategico tratto di mare dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita normalmente circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto.
E così, “a seguito delle ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte del nemico americano, lo Stretto di Hormuz sarà chiuso fino a nuovo avviso“, e nessuna nave potrà lasciare il suo ancoraggio nel Golfo Persico e nel Mar d’Oman, in quanto qualsiasi avvicinamento allo Stretto di Hormuz sarà considerato dall’Iran una collaborazione “con il nemico“.
“State rendendo pericoloso il sacro Stretto di Hormuz? Faremo di questa regione un inferno per voi“, l’ultima minaccia da parte dell’Irgc, che ha scatenato la contromossa di Washington, da dove è stato imposto un blocco ai porti iraniani, e negato qualsiasi blocco dello stretto: “Le navi commerciali continuano ad attraversare lo Stretto di Hormuz“, ha scritto il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) su X.
Intanto, da Israele, il primo ministroBenjamin Netanyahu, si focalizza sul Libano. Da ieri, infatti, esorta i libanesi a unirsi alla lotta di Tel Aviv contro Hezbollah, affermando che il loro Paese è stato “tenuto in ostaggio” dal gruppo filo-iraniano. In seguito agli attacchi israeliani su Beirut, l’Iran, e successivamente Israele, si sono lanciati attacchi reciproci domenica e lunedì per la prima volta dall’entrata in vigore del fragile cessate il fuoco.
Ma Teheran, dal canto suo, chiede che ilLibano, dove il suo alleato Hezbollah e Israele si scontrano dal 2 marzo,venga incluso in qualsiasi accordo per porre fine alla guerra in Medio Oriente, iniziata a fine febbraio con un attacco israelo-americano contro l’Iran. Casus belli, l’arricchimento dell’uranio e un conseguente programma nucleare ad hoc per il Paese degli ayatollah. Ancora oggi, nodo irrisolto.
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