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Pakistan, negoziati in corso: le minacce dei nodi irrisolti, dal Libano al nucleare

I negoziati tra Iran e Stati Uniti, mediati dal Pakistan ed iniziati successivamente all'intesa su un cessate il fuoco di 2 settimane, sono entrati nella fase tecnica presso l'Hotel Serena di Islamabad. Nonostante l'ottimismo espresso da Washington, le trattative si prospettano tutt'altro che semplici, considerati i nodi irrisolti su alcune questioni cruciali

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Continua la ricerca di unagognato accordo tra Stati Uniti ed Iranper porre definitivamente fine alla guerra. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampaReuters, a Islamabad, capitale del Pakistan,si starebbero svolgendo colloqui trilaterali faccia a facciatre ilvicepresidente statunitenseJD Vance, l’inviato Usa per il Medio Oriente Steve Witkoff, il cognato di Trump Jared Kushner,il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il Capo di Stato maggiore dell’esercito pakistano, Asim Munir.

Secondo laCnn, se la notizia fosse confermata, si tratterebbe deiprimi colloqui diretti tra Washington e Teheran dal 1979, anno della fondazione della Repubblica islamica.

Iran, il vice ministro degli Esteri di Teheran: “Noi in posizione di forza, siamo pronti a qualsiasi scenario”

I negoziati tra Iran e Stati Uniti,mediati dal Pakistan ed iniziati successivamente all’intesa su un cessate il fuoco di 2 settimane, sono entrati nella fase tecnica presso l’Hotel Serena di Islamabad. Il viceministro degli Esteri di Teheran Kazem Gharibabadi ha dichiarato cheil Paese “è pronto a qualsiasi scenario, sia quello militare e difensivo sia quello dei negoziati“, manifestando al contempo la speranza di giungere a “conclusioni positive, considerando anchela posizione di forza dell’Iran“.

Nel frattempo, un altro membro della delegazione iraniana, il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, ha sottolineato la necessità di una fine delle ostilità completa tra Teheran e Washington-Tel Aviv, aggiungendo di essere in constante contatto conil Libano per verificare se anche lì sia stato attuato il cessate il fuoco. L’accordo raggiunto qualche giorno fa tra Usa e Iran, infatti, prevedeva una tregua anche per il Paese dei cedri,tregua però violata da Israele, che ha continuato con i suoi raid, affermando apertamente di essere“in stato di guerra”.

I principali nodi irrisolti che ostacolano i negoziati: Libano e Stretto di Hormuz

Nonostante l’ottimismo espresso da Pakistan e Stati Uniti,il negoziato a Islamabad si prospetta tutt’altro che semplice, considerati i nodi irrisolti su alcune questioni crucialie la difficoltà di arrivare ad un punto di incontro. Per quanto riguarda il sopracitato Libano, l’ostacolo più grande nelle trattative è ilprosieguo della campagna israeliana contro Hezbollah, organizzazione terroristica filo-iraniana che Tel Aviv considera una vera e propria minaccia esistenziale. La Repubblica islamica, infatti, tiene il punto e insiste che per avviare i colloqui sia necessario prima raggiungere il cessate il fuoco nel Paese dei cedri,condizione esclusa categoricamente da Israele.

Per quanto riguarda invece loStretto di Hormuz, attraversato solo da un numero esiguo di navi dall’inizio della tregua, il presidente statunitenseDonald Trumpafferma che l’Iran sta“facendo un pessimo lavoro”nel consentire il passaggio delle navi, denunciando dunque una violazione degli accordi. La richiesta di Teheran è ilcontrollo sul passaggio marittimo attraverso un sistema di “pedaggio”, introdotto dal primo giorno di conflitto. La principale difficoltà resta comunque la presenza di mine iraniane nelle sue acque.

Nucleare, proxy e sanzioni

Il tycoon ha affermato di aver lanciato l’operazione Epic Fury il 28 febbraio scorso anche perimpedire che l’Iran potesse sviluppare l’atomica, arma che Teheran nega di aver mai cercato di costruire, rivendicando al contempo il diritto di arricchire l’uranio per scopi civili. Anche su questo punto si profila uno stallo nelle trattative, giacché la proposta iraniana in 10 punti, definita da Trump“una base praticabile su cui negoziare”, include la richiesta diriconoscimento internazionale dei diritti di arricchimento dell’uranio. Al contrario il piano in 15 punti del presidente a stelle e strisce negherebbe questa possibilità.

Inoltre, Washington vorrebbe che l’Iraninterrompesse il sostegno finanziario alla sua rete di alleati in Medio Oriente(Hezbollah in Libano, Houthi in Yemen, Hamas a Gaza e le milizie in Iraq), i quali permettono a Teheran di avere influenza nella regione ed esercitare quella che viene definita“difesa avanzata” negli scontri tra Israele e Stati Uniti. Tuttavia, la Repubblica Islamica non ha manifestato segnali di voler rinunciare ai suoi partner.

Infine, per giungere ad un accordo definitivo, l’Iran chiede larevoca di tutte le sanzioni statunitensi e internazionali. Vuole inoltre che circa 120 miliardi di dollari di beni iraniani congelati vengano sbloccati, sostenendo che questo fosse previsto delle misure concordate per il cessate il fuoco temporaneo. La Repubblica Islamica insiste inoltre sul pagamento di riparazioni di guerra, maappare improbabile che Trump ceda a queste richieste.

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