In seguito alle minacce dell’Iran, la Nato è intervenuta sostenendo di essere “pronta ad affrontare qualsiasi minaccia e farà sempre tutto il necessario per difendere tutti gli Alleati”. A rilasciare la dichiarazione è un funzionario dell’Alleanza atlantica che ricorda: “Come dimostrato all’inizio di quest’anno, quando le difese aeree della Nato hanno intercettato con successo, in quattro occasioni distinte, missili balistici diretti in Turchia dall’Iran, la nostra capacità di deterrenza e difesa è solida ed efficace”.
Gli ultimi avvertimenti del presidente americanoDonald Trumphanno aperto la strada a nuove minacce dal Medio Oriente. Dinanzi ad un’eventuale intensificazione del conflitto, l’Iran avrebbe infatti valutato la possibilità dicolpire obiettivi militari statunitensi in Europa meridionale e sud-orientale.
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Secondo ilFinancial Times, le forze iraniane hanno preso in esame possibili attacchi contro asset Usa in Paesi come laBulgaria, che il mese scorso ha autorizzato l’uso della base aerea diBezmerper il rifornimento di aerei militari statunitensi. AncheCiprosarebbe stata considerata, dopo che una base britannica sull’isola è stata colpita da un drone a marzo.
Poi, sempre nell’eventualità di una nuova escalation, le fonti riferiscono che Teheran ha esaminato separatamente la possibilità di attaccare icavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz.Il Ft sottolinea che queste minacce riflettono lospirito di sfidache pervade Teheran, dove molti membri del regime credono che la ripresa della guerra sia solo questione di tempo.
Le intenzioni degli Usa
Gli Stati Uniti avevano infatti preannunciato l’intenzione di cambiare strategia nei confronti dell’Iran. Secondo una fonte citata dallaCnn, Washington ha informato gli alleati cheDonald Trumpha ordinato agli alti funzionari della sua amministrazione diinterrompere i colloqui con Teheran. La nuova linea sarebbe passare dall’obiettivo di“colpire duramente l’Iran il prima possibile” a quello di“soffocarlo gradualmente“.
La decisione sarebbe arrivata dopo alcune interlocuzioni giudicate positive ma Trump sarebbe rimastoinsoddisfattodella scarsa disponibilità iraniana ad accettare le sue richieste. Il presidente vorrebbe quindi attendere un segnale più concreto da parte di Teheran prima di riaprire i negoziati.
Lo stallo sullo Stretto di Hormuz
Al centro della crisi resta loStretto di Hormuz, attraverso cui normalmente transita circa il 20% del petrolio mondiale. Il traffico marittimo è ridotto ai minimi e alcune navi continuano a essere bersaglio diattacchi. Trump sostiene che lo Stretto siaaperto e sotto controllo americano, mentre Teheran afferma che resterà chiuso finché Washington non revocherà il blocco navale e le sanzioni.
Tra le ipotesi contestate dall’amministrazione americana c’è anche quella di introdurretariffe sulle navi in transito. Trump vuole invece il ritorno alla situazione precedente al conflitto, contraffico liberoesenza che alcun Paese possa esercitare il controllo sul passaggio.
Trump smentisce Kushner
A rendere ancora più confusa la posizione americana è la distanza tra le dichiarazioni di Trump e quelle del suo stesso inviato,Jared Kushner. Intervistato daFox News, Kushner aveva affermato che i contatti tra Washington e le diverse componenti del governo iraniano erano“più intensi che mai“, parlando di “molti dialoghi proficui“.
Poche ore dopo Trump ha smentito pubblicamente questa versione su Truth:“Non sono in corso, né sono previsti, colloqui o conversazioni con la Repubblica Islamica dell’Iran“, ha scritto il presidente, ribadendo che il blocco navale resta in vigore e sostenendo che Hormuz sia “aperto e operativo“.
“Nuovo territorio Usa”: Teheran replica
Trump ha inoltre rilanciato l’idea di considerare lo Stretto“nuovo territorio statunitense“, pubblicando nuovamente una mappa con la scritta “New US Territory”. La risposta iraniana è stata immediata. Il viceministro degli EsteriKazem Gharibabadiha definito l’affermazione un'”illusione“, minacciando una risposta da parte di Teheran.
L’Iran sostiene che Hormuz resterà chiuso fino a quando non saranno revocati il blocco marittimo e le sanzioni sul petrolio, non saranno sbloccati i beni iraniani congelati e non termineranno le operazioni militari.
Il Pentagono valuta il ritiro dal Golfo
Parallelamente, secondo fonti citate dalWashington Post, il Pentagono starebbe valutando la possibilità diridurre la presenza militare americana in Medio Orienteuna volta terminato il conflitto.
Tra le ipotesi ci sarebbe anche un ritiro di parte delle truppe dal Golfo Persico, dove le basi statunitensi sono state ripetutamente colpite dagli attacchi iraniani negli ultimi mesi.
La tensione si allarga al Golfo
Mentre Washington e Teheran restano bloccate, la crisi continua a coinvolgere altri Paesi della regione. I ribelliHouthi, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato un attacco con droni contro una raffineria diAramco a Jazan, nel sud dell’Arabia Saudita. Gli Emirati Arabi Uniti hanno invece accusato Teheran di aver lanciatodue missili contro il loro territorio, senza provocare impatti sulla terraferma.
A chiedere una nuova iniziativa diplomatica è intervenuto anche il segretario generale dell’OnuAntonio Guterres, ribadendo che“non esiste una soluzione militare” al conflitto e invitando Stati Uniti e Iran a tornare al tavolo dei negoziati. Per ora, però,la diplomazia resta congelata e il rischio di una nuova escalation nel Golfo rimane alto.
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