Domani riapriranno le banche inIran: un segnale concreto che, al di là delle minacce reciproche, lascia intendere lavolontà di evitare una nuova escalation.Intanto, le delegazioni internazionali sono arrivate aIslamabadper avviare i colloqui su come proseguire dopo la tregua di 15 giorni che ha fermato quasi cinque settimane di guerra.
Lacittà è completamente blindatae l’hotel che ospita i negoziati indiretti è inaccessibile nel raggio di tre chilometri. A guidare la delegazione americana è il vicepresidenteJD Vance, affiancato daSteve Witkoff e Jared Kushner. “Cercheremo una soluzione se gli iraniani discuteranno in buona fede.Se proveranno a truffarci non staremo al gioco”, ha dichiarato Vance.
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In un colloquio telefonico con ilNew York Post, poco dopo la partenza del vicepresidente a bordo dell’Air Force Two, in merito alla possibilità di successo dei colloqui, il presidente americanoDonald Trumpha invece detto: “Lo sapremo tra circa 24 ore. Lo sapremo presto”
L’arrivo di Vance in Pakistan e la figura di Munir
L’aereo su cui ha viaggiato la delegazione americana è atterrato alla base aerea diNur Khana Rawalpindi. Tra i primi ad accogliere Vance al suo arrivo a Islamabad, il vice primo ministro e ministro degli Esteri pakistanoIshaq Dar, il capo di stato maggiore dell’esercito, il feldmarescialloSyed Asim Munir,e il ministro dell’InternoMohsin Raza Naqvi.
Asim Munir, indossava un abito nero e una cravatta verde, come mostrano le immagini riprese dai fotografi presenti, un cambio d’abito rispetto a poche ore prima, quando aveva accolto la delegazione iraniana in uniforme militare. Oltre ad essere capo del potente esercito pakistano è anche il “feldmaresciallo preferito” del presidenteTrump.
Ha infatti svolto un ruolo di primo piano nel rafforzamento dei legami tra Pakistan e Stati Uniti durante ilsecondo mandato di Trump, e lo scorso giugno ha persino partecipato a un pranzo a quattr’occhi senza precedenti con Trump alla Casa Bianca.
Le mosse dell’Iran e la pressione sullo Stretto di Hormuz
Dal lato iraniano, la comunicazione è passata anche dai social, con un messaggio rivolto al presidenteDonald Trumpsulla riapertura delloStretto di Hormuz:“Abbiamo preso le chiavi”. I Pasdaran hanno poi ribadito di voler mantenere il controllo sul passaggio strategico per il commercio globale e hanno minacciato diriprendere i lanci di missili contro Israelese continueranno i bombardamenti sul Libano.
Nonostante nuovi attacchi, alcune fonti parlano dellapossibilità di un cessate il fuocoanche sul fronte libanese, anche se l’ambasciatore israeliano ha escluso che la questione sarà al centro dei prossimi incontri a Washington.
Le condizioni sul tavolo: sanzioni e nucleare
Teheran ha inviato inPakistanil presidente del ParlamentoMohammad Bagher Ghalibafe il ministro degli EsteriAbbas Araghchicon un documento in dieci punti. Tra le richieste principali ci sono lo sblocco dei beni congelati dalle sanzioni e una tregua in Libano. L’obiettivo è anche proteggereHezbollah, alleato strategico finanziato per anni da Teheran.
Dall’altra parte, gliStati Unitipuntano su una lista di condizioni più ampia, a partire dalprogramma nucleareiraniano e dai circa 450 kg di uranio arricchito nascosti. L’intelligence israeliana ritiene che il materiale resti sotto controllo, ma la questione resta centrale nei negoziati.
Pressioni incrociate e interessi divergenti
Tra le priorità americane c’è anche la pienariapertura dello Stretto di Hormuz:dopo la tregua il traffico è crollato, con appena 12 cargo al giorno contro i circa 100 precedenti. Trump ha accusato Teheran di minare la via d’acqua e chiedere un pedaggio, parlando di “estorsione a breve termine” e minacciando nuove azioni: “Senza un accordo colpiremo ancora più forte”.
In un’intervista al New York Post, ha dichiarato anche di aver ordinato ilriarmo delle navi da guerra americane con “le migliori munizioni”per riprendere gli attacchi contro l’Iran se i colloqui di pace in Pakistan dovessero fallire.
Il premier israelianoBenjamin Netanyahuspinge invece per includere nell’intesa anche lostop ai missili e al sostegno a gruppi come Hezbollah o gli Houthi.Una linea che però sembra meno prioritaria per Trump, che ha anche escluso, almeno per ora, ipotesi di cambio di regime a Teheran.
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