Nuove immagini satellitari mostrerebbero che l’Iran ha sigillato tutti gli ingressi dei tunnel del sito nucleare di Isfahan, alimentando i sospetti su possibili preparativi difensivi in vista di un eventuale attacco militare. La notizia è stata riportata da diversi media israeliani, tra cui Times of Israel e i24, che citano un’analisi dell’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale di Washington, che da anni è impegnato nel monitoraggio del programma nucleare iraniano.
Secondo il rapporto, le immagini scattate domenica mostrerebbero due ingressi completamente interrati, mentre un terzo accesso, situato nella zona settentrionale del complesso, sarebbe stato rafforzato con ulteriori misure di difesa passiva. Gli analisti sottolineano anche la totale assenza di traffico dei veicoli nei pressi delle entrate, elemento che potrebbe indicare un ridimensionamento delle attività operative o un tentativo di mettere in sicurezza eventuali materiali sensibili. Inoltre, l’istituto informa che delle procedure come queste sono state osservate l’ultima volta nei giorni precedenti all’Operazione Midnight Hammer, ovvero quella messa in atto da Israele contro i presunti centri di approvvigionamento di Teheran.
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Infatti, le operazioni di sigillatura degli ingressi dei tunnel ricordano quelle avvenute nei giorni immediatamente precedenti all’Operazione Midnight Hammer, un’azione militare statunitense condotta nel giugno del 2025 che ha colpito alcune delle principali infrastrutture nucleari iraniane, tra cui gli impianti di Fordow, Natanz e la stessa Isfahan. Secondo gli esperti, la chiusura dei tunnel rappresenterebbe una strategia per limitare i danni derivanti da eventuali bombardamenti aerei. Soprattutto renderebbe più complesso l’accesso via terra in caso di un raid delle forze speciali al fine di sequestrare o distruggere l’uranio altamente arricchito eventualmente contenuto al suo interno.
L’impianto di Isfahan riveste un ruolo cruciale nel programma atomico iraniano, essendo una delle strutture più importanti del Paese dedicata alla produzione di gas di uranio destinato alle centrifughe utilizzate per il processo di arricchimento. La protezione del sito, dunque, viene considerata una priorità dalle autorità iraniane, soprattutto viste le attuali e crescenti tensioni geopolitiche.
Le misure di difesa civile in Iran
Parallelamente al rafforzamento delle strutture nucleari, Teheran ha intensificato notevolmente anche le misure di protezione civile. Nelle sole ultime settimane, ben 82 stazioni della metropolitana della capitale sarebbero state trasformate in rifugi di emergenza, dotati di equipaggiamenti essenziali per garantire la sopravvivenza della popolazione in caso di attacco.
Ulteriori segnali di preparazione emergono dalle informazioni secondo cui le autorità iraniane avrebbero iniziato ad accumulare ingenti quantità di carburante all’interno di camion, utilizzati come unità di stoccaggio mobili. Strategie analoghe, secondo fonti internazionali, erano state adottate in passato poco prima dell’Operazione Rising Lion. L’Operazione Leone Nascente, fa riferimento all’attacco su vasta scala condotto dalle Forze di Difesa Israeliane contro il programma nucleare, missilistico e le infrastrutture militari iraniane del 13 giugno 2025. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il comandante dell’aeronautica militare iraniana, Bahman Bahmard, avrebbe affermato che “l’aeronautica è pienamente pronta e risponderà con fermezza in caso di attacco”.
Intanto, la diplomazia cerca di fare il suo corso. Infatti, nei prossimi giorni in Oman si terranno dei nuovi colloqui che vedranno la partecipazione del Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani,il sultano dell’Oman, Haitham bin Tariq e con il ministro degli Esteri Badr bin Hamad al-Busaid. L’obiettivo sarebbe quello di discutere sugli ultimi sviluppi regionali e internazionali e sulla cooperazione economica tra Iran e Oman.
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