L’Iranha annunciato la chiusura delloStretto di Hormuzal traffico navale, definendo la misura una “prima risposta” alle presunte violazioni degli impegni assunti dagli Stati Uniti nell’ambito dell’accordo siglatonei giorni scorsi e alle continue operazioni israeliane nel sud delLibano.
La comunicazione è arrivata attraverso il comando militare iranianoKhatam al-Anbiyae rilanciata dall’agenziaTasnim. Nel comunicato si afferma che la decisione è stata adottata a causa del “chiaromancato rispetto” da parte di Washington degli obblighiprevisti dal memorandum d’intesa Iran-Usa, oltre che per le azioni attribuite aIsraelenella regione libanese, tra cui violazioni del cessate il fuoco, uccisioni e sfollamenti di civili.
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“Si annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo. Questo primo passo è una risposta alla violazione delle promesse da parte del nemico“, si legge nella nota ufficiale diffusa dai media statali iraniani. Il comando militare ha inoltre avvertito che, in caso diprosecuzione delle ostilità, Teheran è pronta a adottare ulteriori misure “per costringere il nemico al rispetto dei propri impegni“.
La decisione ha immediatamente riacceso l’attenzione internazionale su uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo, attraverso cui transita una quota significativa del commercio globale di petrolio e gas naturale liquefatto.
La risposta degli Usa all’Iran
Dagli Stati Uniti, tuttavia, arrivano segnali più cauti. Il vicepresidenteJD Vanceha dichiarato in un’intervista a Fox che, al momento, non esistono evidenze concrete di una chiusura effettiva dello stretto: “Non ci sono prove che l’Iran stia bloccando Hormuz“, ha affermato, pur sottolineando la presenza di mine e il rischio di un’escalation.
Secondo Washington, tra gli elementi ancora sul terreno figurano anche emissari americani comeJared Kushner e Steve Witkoff,impegnati nei contatti diplomatici. La situazione resta quindi fluida e in continua evoluzione.
Nel frattempo, la sola ipotesi di una chiusura dello Stretto di Hormuz ha già riacceso letensionisui mercati energetici e nella comunità internazionale, che teme nuove ripercussioni sulla stabilità dell’area mediorientale e sulle rotte commerciali globali.
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