Nessuna repressione che tenga, nessuno scontro troppo violento che possa fermarli. Gli iraniani tornano in piazza a Teheran, Mashhad e Tabriz e in altre città del Paese per la seconda notte consecutiva, tra edifici governativi dati alle fiamme, morti e blackout con tanto di internet bloccato, linee telefoniche staccate e spazi aerei chiusi alle compagnie straniere.
Non si placano e non possono trovare pace i cittadini iraniani, neanche dinanzi alla minatoria promessa che arriva direttamente dal regime islamico, di “nessuna clemenza, compassione o indulgenza contro i rivoltosi” nonché l’avvertimento del procuratore generale iraniano Mohammad Movahedi Azad secondo il quale tutti i manifestanti potranno essere perseguiti come “Nemici di Dio“. Un’accusa gravissima che in Iran è punibile con la pena di morte.
Leggi Anche
Quindi, la voce a reti unificate di Ali Khamenei, la Guida suprema, che stringe ancora la morsa del regime. “La Repubblica islamica non cederà ai sabotatori“, ai “vandali” che distruggono le loro stesse strade “per compiacere un altro presidente“, ai “mercenari” al soldo di potenze straniere. Il riferimento è diretto all’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, intervenuto nel merito minacciando un intervento armato se i manifestanti verrano uccisi.
Un intervento che, però, ha minato la serenità dell’ayatollah tanto da commentare senza troppi giri di parole il presidente a stelle e strisce: “E’ un arrogante, e verrà abbattuto come il Faraone e lo Shah”. Una reazione che è riflesso di quanto sia incerto il futuro per l’anziano leader, al comando da oltre 30 anni, che si trova a dover far fronte a manifestazioni interminabili di studenti e civili in rivolta contro le mancate libertà civili e democratiche, soffocate per decenni da un regime sordo alle richieste dei cittadini che sono stretti anche nella morsa delle difficoltà economiche.
Ed è questa, a tutti gli effetti, la cornice entro cui dipingere l’attuale Iran, dove sono tre settimane che studenti e civili sono in piazza per protestare contro il carovita. Quasi un mese in cui il peso della galoppante inflazione e la fame ha condotto ai violenti scontri con le forze dell’ordine che hanno macchiato di sangue le strade di oltre 170 località in tutto il Paese, dove anche una vittima sarebbe troppo.
E così, per Khamenei c’è spazio per qualche rivendicazione economica, ma non per una battaglia politica contro la teocrazia militare. Le proteste devono per forza essere screditate, inquadrate entro un disegno eversivo di potenze stranieri.
Intanto, i leader di Francia, Germania e Gran Bretagna “condannano in modo fermo l’uccisione di manifestanti“, mentre tutti attendono di comprendere e vedere se, come e quando agirà Trump. Il figlio dello Shah deposto nel 1979 che aveva incitato alla protesta, si rivolge al presidente a stelle e strisce nella speranza di un suo intervento “a difesa del popolo iraniano”.
© Riproduzione riservata


