Da 14 giorni, l’Iran continua a protestare contro il regime degli Ayatollah. Da 14 giorni, le piazze e le strade del Paese sono invase da manifestanti che non chiedono più nuove riforme o più diritti, ma pretendono un cambio radicale di governo. Un movimento fino a pochi giorni fa impensabile, che ora potrebbe arrivare a sovvertire uno dei regimi più temuti al mondo.
Le repressioni proseguono dallo stesso numero di giorni, con circa 217 persone che hanno perso la vita. A confermarlo sono i sei ospedali di Teheran, che sono riusciti a parlare con la stampa. Un medico e un assistente sociale di due ospedali in Iran hanno dichiarato alla Bbc che le loro strutture sono “sopraffatte” dai feriti. Una situazione estrema che dimostra la particolarità di quanto sta avvenendo.
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Iran, il problema delle comunicazioni bloccate
Le comunicazioni con il Paese sono diventate più complesse da quando, due giorni fa, il governo ha imposto un blocco della rete internet. “Dopo un’altra notte di proteste accolte con la repressione, i dati mostrano che il blackout nazionale di internet rimane in vigore dopo 36 ore“, ha infatti scritto oggi la società di monitoraggi Netblocks.
Alcune immagini delle proteste, comunque, sono riuscite a trapelare e ad essere osservate dal resto del mondo. In queste si vedono alcuni manifestanti che battevano pentole e padelle, urlando slogan contro il governo incluso “morte a Khamenei”, in riferimento alla guida suprema iraniana. Tra le tante immagini che circolano in rete anche quelle, non verificate, della moschea al Rasood di Teheran in fiamme.
La Guida Suprema iraniana ha comunque sostenuto che Teheran non si “tirerà indietro” di fronte alle proteste. La magistratura, invece, ha avvertito che le punizioni dei rivoltosi saranno durissime. Una minaccia che continua a trovare le critiche e i moniti dei leader di diverse potenze straniere, in primis gli Stati Uniti d’America. Anche ieri, il presidente Donald Trump ha voluto mandare un messaggio chiarissimo al regime.
Iran, il monito degli Stati Uniti
“Meglio non iniziare a sparare, perché spareremo anche noi“, ha sostenuto, minacciando quindi un possibile nuovo attacco all’Iran dopo quelli della scorsa primavera. “Se iniziano a uccidere persone come hanno fatto in passato, allora interverremo“, ha continuato il repubblicano, per poi specificare: “Questo non significa che invieremo truppe di terra, ma significa che li colpiremo molto, molto duramente, dove fa più male“. Anche il Segretario di Stato, Marco Rubio, ha confermato che gli Usa “continueranno a sostenere il coraggioso popolo iraniano“.
Il figlio dell’ex Scià e figura di spicco dell’opposizione in esilio, Reza Pahlavi, oggi ha chiesto a Donald Trump di intervenire immediatamente in Iran, chiedendo “attenzione“ e “sostegno” del presidente degli Stati Uniti sui social media e sollecitandolo ad agire. Al momento, non sono del tutto chiare le intenzioni del presidente Usa, il quale si è detto comunque piacevolmente colpito dalle ondate di rivolta che si stanno verificando in tutto il Paese.
Anche l’Unione europea ha voluto mostrare il suo sostegno e la sua solidarietà al Paese islamico, sostenendo che le manifestazioni in corso sono mirate a far ottenere al popolo “una vita migliore, la libertà e la dignità“. Inoltre, Bruxelles ha esortato il regime a rispettare gli obblighi internazionali dell’Iran e a garantire pienamente i diritti alla libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica.
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