L’Iran è in fiamme. Ormai da 12 giorni le proteste della popolazione imperversano senza freni in buona parte del Paese. Al centro delle manifestazioni c’è una sete di giustizia e legalità da parte dei membri più giovani della popolazione, che hanno portato in piazza una vera e propria rivolta contro il regime di Teheran.
I cittadini non chiedono più solamente riforme economiche o politiche, ma stanno mettendo in discussione la legittimità stessa del governo iraniano. Si tratta del più grande movimento di protesta iraniano da quello scatenato tra il 2022 e il 2023 dalla morte in carcere di Mahsa Amini, attivista arrestata per aver violato il rigido codice di abbigliamento del Paese.
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Il regime sta reagendo con la solita violenza, cercando di reprimere il più possibile l’azione del popolo. Secondo quanto riferito oggi dall’Ong norvegese Iran Human Rights (Ihr), dall’inizio delle movimentazioni almeno 45 manifestanti, tra cui 8 minorenni, sono stati uccisi. Inoltre, sembrerebbe che centinaia di persone siano rimaste ferite e che oltre 2mila siano state arrestate. Oggi, poi, è stata diffusa la notizia dell’accoltellamento di un agente di polizia, che ha purtroppo perso la vita.
Iran, le reazioni alle proteste in corso
Un atteggiamento che non è andato a genio neanche al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale da giorni continua a minacciare il governo di Teheran di nuovi raid contro il Paese nel caso in cui vi dovesse essere violenza nei confronti dei manifestanti. Oggi, il titolare della Casa Bianca è tornato quindi a tuonare sulla questione. “Colpirò l’Iran molto forte, se le autorità cominceranno ad uccidere i manifestanti“, ha sostenuto parlando con il conduttore radiofonico conservatore Hugh Hewitt.
Ad aggravare la situazione è arrivata la notizia che l’ente di controllo online Netblocks ha segnalato che in Iran sarebbe in corso un blackout di internet. “L’evento segue una serie di crescenti misure di censura digitale che prendono di mira le proteste in tutto il Paese e ostacolano il diritto del pubblico a comunicare in un momento critico“, ha afferma il gruppo sui social. Ora sarà quindi molto più complesso comprendere cosa stia accadendo nel Paese.
Da quanto si apprende, in questi giorni sarebbero numerose le città, compresa la capitale, in cui i cittadini sono scesi in piazza contro il governo degli Ayatollah. I manifestanti sono scesi in piazza al grido di “questa non è l’ultima battaglia, Pahlavi sta tornando“, in riferimento al figlio dello scià Reza Pahlavi che negli ultimi giorni si è messo a disposizione del popolo iraniano per tornare in patria e guidare il movimento. I prossimi giorni saranno quindi fondamentali per comprendere in che modo reagirà il governo iraniano.
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