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Iran, Pezeshkian scrive al Papa: “Le nazioni contrastino le richieste illegali degli Usa”

Il presidente iraniano invia una lettera a Papa Leone XIV e accusa Washington di crimini di guerra

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In una lettera indirizzata a Papa Leone XIV, il presidente dell’Iran Masoud Pezeshkian ha esortato le nazioni del mondo a opporsi a quelle che ha definito “richieste illegali” degli Stati Uniti, accusandoWashingtondi aver violato il diritto internazionale attraverso un’aggressione militare congiunta con Israele. A riportare la notizia è stata l’agenzia iranianaMehr.

Nel testo, Pezeshkian sostiene che “l’aggressione israelo-americana” avrebbe provocato l’assassinio dell’Ayatollah Khamenei, di importanti figure politiche e militari e di 3.468 cittadini iraniani, oltre a ingenti danni a infrastrutture civili quali scuole, università, ospedali e luoghi di culto. “Si tratta di chiari crimini di guerra”, scrive il presidente, richiamando principi religiosi e morali condivisi sia dal Corano sia dalla Bibbia, con l’obiettivo di rafforzare l’etica della sua denuncia.

La lettera dall’Iran e il richiamo al diritto internazionale

Nella lettera, il capo dello Stato iraniano punta l’attenzione anche sulle dichiarazioni attribuite al presidente degli Stati Uniti, che avrebbe manifestato l’intento di “distruggere la civiltà storica dell’Iran”, definendole espressione di “un’illusione di potere assoluto”. Secondo Pezeshkian, tali affermazioni dimostrerebbero una posizione unilaterale incompatibile con l’ordine giuridico internazionale e con i principi di convivenza tra le nazioni.

Il presidente dell’Iran ribadisce che la posizione diTeherancontro le richieste di Washington rappresenta una difesa del diritto internazionale e dei “più alti principi etici e valori umani”. In questo quadro, elogia le “posizioni morali, logiche e giuste” espresse dal Pontefice in merito agli attacchi, interpretandole come un sostegno alla necessità di una risposta globale fondata sulla giustizia.

Lo Stretto di Hormuz e le prospettive diplomatiche

Un passaggio centrale della missiva riguarda la sicurezza nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico mondiale. Pezeshkian attribuisce l’attuale situazione di instabilità agli “attacchi illegali” degli Stati Uniti e al blocco navale nella regione, sostenendo che l’Iran sia stato costretto a colpire interessi degli aggressori per legittima difesa, anche in risposta all’uso di basi statunitensi nei Paesi costieri del Golfo Persico.

Nonostante il clima di forte tensione, il presidente afferma che il normale transito marittimo riprenderà una volta ristabilite condizioni di sicurezza, assicurando che Teheran applicherà i meccanismi di regolamentazione previsti dal diritto internazionale. Inoltre, Pezeshkian ribadisce inoltre l’impegno dell’Iran per la diplomazia e per colloqui mediati dal Pakistan, pur denunciando quelli che definisce “ripetuti tradimenti” dagli Stati Uniti. Infine, la conclusione della lettera richiama la volontà di trovare una risoluzione pacifica, legale ed etica delle controversie, sollecitando una risposta internazionale “realistica ed equa” all’attuale crisi in corso.

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