La capitale dell’Iran si prepara a celebrare uno degli eventi il saluto più imponente della storia recente della Repubblica Islamica. La salma della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso quattro mesi fa durante gli attacchi congiunti condotti daStati Unitie Israele, è giunta al complesso religioso della Grande Moschea di Mosalla, dove prenderanno il via le solenni esequie. Il funerale, rinviato nei mesi scorsi a causa del conflitto scoppiato a febbraio, rappresenta per Teheran non solo un momento di lutto nazionale, ma anche una manifestazione di forza politica e simbolica dopo una guerra durata quasi quaranta giorni.
Secondo le autorità iraniane, nella sola capitale sono attesi tra i 15 e i 20 milioni di partecipanti per il tributo che si svilupperà nell’arco di tre giorni. Il feretro, avvolto nella bandiera nazionale, è stato accolto nella Mosalla, uno dei principali luoghi cerimoniali del Paese, addobbata con grandi ritratti di Khamenei, bandiere nere in segno di lutto ed altre rosse che richiamano il martirio e la vendetta. Le celebrazioni comporteranno la chiusura degli uffici pubblici e privati di Teheran, limitazioni alla circolazione e una parziale, poi totale, chiusura dello spazio aereo sulla capitale.
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Il ritorno in pubblico di Ahmad Vahidi per i funerali in Iran
Tra le immagini che hanno attirato maggiore attenzione emerge quella di Ahmad Vahidi, comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (Pasdaran), apparso pubblicamente per la prima volta dall’inizio della guerra. In una fotografia diffusa dall’agenzia di stampa Fars, Vahidi è immortalato mentre appoggia una mano sulla bara di Khamenei e raccoglie un momento di preghiera davanti al feretro.
Secondo diversi media internazionali, il comandante avrebbe mantenuto un profilo estremamente basso per ragioni di sicurezza, dopo che il suo predecessore era stato ucciso durante il conflitto. La sua presenza alla cerimonia assume quindi anche un profondo valore simbolico in una fase particolarmente delicata per la Repubblica Islamica.
L’appello di Pezeshkian e la partecipazione internazionale
In vista delle esequie è intervenuto anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che in un messaggio diffuso sui social ha definito la morte di Khamenei una perdita capace di provocare “un profondo dolore” per il popolo iraniano e per il mondo islamico. Il capo dello Stato, però, ha sostenuto che il martirio della Guida Suprema rappresenta “l’inizio di una nuova stagione di solidarietà e resistenza”, invitando tutti i cittadini, indipendentemente da etnia, fede o orientamento politico, a partecipare alle cerimonie per offrire un’immagine di unità nazionale e fedeltà ai principi della Repubblica Islamica.
Intanto, sono molte le delegazioni straniere che hanno già confermato la loro presenza a Teheran, tra queste il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e rappresentanti di circa 30 Paesi, inclusi Cina, Afghanistan e diversi Stati del Caucaso. Anche il vicepresidente turco Cevdet Yilmaz prenderà parte alla cerimonia e incontrerà il presidente Pezeshkian. Al termine delle celebrazioni nella capitale dell’Iran, il feretro sarà trasferito nelle città sante di Najaf e Karbala, in Iraq, prima della sepoltura definitiva prevista il 9 luglio presso il santuario dell’Imam Reza a Mashhad, città natale di Khamenei.
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