Iran, cresce la tensione sullo Stretto di Hormuz: Rubio chiede agli alleati un impegno militare ed economico

Washington intensifica gli attacchi contro Teheran e richiama gli alleati alla condivisione degli oneri per garantire la sicurezza delle rotte commerciali. L’Iran minaccia nuove operazioni e avverte: “Lo Stretto resterà insicuro finché continueranno i raid americani”

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La crisi traStati Uniti eIranentra in una nuova fase di escalation con il coinvolgimento diretto delloStretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il trasporto di petrolio e gas. Il segretario di Stato americanoMarco Rubioha invitato gli alleati di Washington a contribuire alla sicurezza della navigazione nella zona, mettendo a disposizione siarisorse militari sia finanziarie.

Secondo Rubio, Teheran starebbe utilizzando il controllo dello Stretto comestrumento di pressione nei confronti della comunità internazionale.Gli Stati Uniti, ha spiegato il segretario di Stato, continueranno a garantire la sicurezza delle rotte commerciali, ma altri Paesi dovranno assumersi una quota maggiore dell’impegno.

L’appello arriva mentre proseguono, per ilnono giorno consecutivo, gli attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani. IlComando centrale Usa (Centcom)ha annunciato una nuova ondata di raid con l’obiettivo dichiarato di ridurre la capacità di Teheran di colpire le navi commerciali in transito nello Stretto.

Il presidente americanoDonald Trumpha affermato che le ultime operazioni hanno colpito l’Iran “molto duramente” e che gli attacchi sono stati condotti anche in memoria dei militari statunitensi uccisi negli ultimi giorni.

La risposta iraniana: missili, droni e minacce allo Stretto

Anche l’Iran ha intensificato la propria risposta. Secondo fonti iraniane, iGuardiani della Rivoluzioneavrebbero lanciato attacchi con missili balistici e droni contro obiettivi americani nella regione.

Teheran sostiene di aver colpito velivoli statunitensi presenti all’aeroporto diAqaba, in Giordania, oltre a basi militari inKuwaite a un centro per operazioni speciali nell’area siriana diAl-Tanf.

Le autorità di alcuni Paesi della regione hanno confermato un aumento delle tensioni. InBahrainsono scattati gli allarmi, mentre le forze armate delKuwaithanno dichiarato di aver intercettato droni ostili. Il governo kuwaitiano ha inoltre denunciato un secondo attacco contro un impianto di desalinizzazione, definendolo un colpo contro infrastrutture civili fondamentali.

Il nodo centrale resta Hormuz

Lo Stretto di Hormuz rimane il principalepunto di confronto tra le due parti.Attraverso questo corridoio passa una quota significativa delle esportazioni mondiali di energia e ogni interruzione del traffico potrebbe avere conseguenze sui mercati internazionali.

I Guardiani della Rivoluzione hanno dichiarato chedue petroliere sarebbero esplose e rimaste bloccatedopo aver tentato di attraversare una rotta considerata pericolosa. Non sono stati però forniti dettagli sulle navi coinvolte, sulle bandiere di appartenenza, sugli equipaggi o su eventuali vittime. IlCentcom ha contestato la versione iranianae, al momento, non ci sono conferme indipendenti dell’accaduto.

Teheran ha comunque ribadito che lo Stretto non sarà sicuro finché continueranno gli attacchi americani, minacciando una nuova “operazione punitiva”e avvertendo che il passaggio potrebbe diventarerischiosoper il trasporto di petrolio, gas e prodotti petrolchimici.

Crolla il traffico navale

La crescente insicurezza ha già prodottoeffetticoncreti sulla navigazione. Secondo dati citati daLSEG, domenica soltanto quattro navi hanno attraversato lo Stretto, contro le otto del giorno precedente. La riduzione dei transiti alimenta i timori per possibili ripercussioni economiche globali, soprattutto sul fronte energetico.

Diplomazia ancora possibile, ma senza risultati

La nuova escalation arrivadopo il fallimento di un accordo preliminare di cessate il fuocoraggiunto un mese fa. Stati Uniti e Iran si accusano reciprocamente di aver violato gli impegni assunti, mentre i negoziati per una tregua stabile non hanno portato a una soluzione.

Rubio ha dichiarato che Washingtonresta aperta a una via diplomatica, ma solo in presenza di un accordo “reale e rispettato da entrambe le parti“. Nel frattempo, ha precisato, le operazioni militari continueranno finché l’Iran rappresenterà unaminaccia per la navigazione commerciale internazionale.

Secondo i dati diffusi dagli Stati Uniti, dall’inizio del conflitto il bilancio delle perdite americane è salito a17 militari morti e oltre 420 feriti, un elemento che contribuisce ad alimentare ulteriormente la pressione politica interna e internazionale sulla gestione della crisi.

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