La magistratura inIranha confermato la condanna a un anno di reclusione per il regista dissidenteJafar Panahi, respingendo il ricorso presentato dalla difesa. La decisione è stata presa dallaSezione 26 del Tribunale Rivoluzionario di Teherane comunicata dall’avvocato del regista,Mostafa Nili. Panahi era stato condannato in contumacia nel dicembre scorso con l’accusa di aver svolto attività di propaganda contro la Repubblica Islamica.
Confermata la pena e il divieto di lasciare l’Iran
Oltre all’anno di carcere, la sentenza prevede anche ildivieto di espatrio per due anni. Secondo quanto riferito dalla difesa, il regista sarà inoltre interdetto per lo stesso periodo dalla partecipazione a partiti politici, associazioni e gruppi sociali.
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Il procedimento è stato seguito dal giudiceIman Afshari,magistrato noto per le sue sentenze nei confronti di dissidenti e oppositori del regime iraniano. La decisione può ancora essere impugnata davanti allaCorte d’Appello provinciale di Teheranentro i termini previsti dalla legge.
Le accuse contro il regista
Secondo l’atto d’accusa, lacondanna sarebbe legata a diverse attività considerate ostilidalle autorità iraniane. Tra queste figurano la realizzazione di opere cinematografiche senza autorizzazione ufficiale e con contenuti critici nei confronti del governo, il sostegno a dissidenti e prigionieri politici e l’appoggio al movimento di protesta “Donna, Vita, Libertà“.
Il movimento è nato nel 2022 dopo la morte diMahsa Amini,la giovane donna curda deceduta mentre era sotto custodia della polizia morale iraniana, un caso che ha scatenato proteste in tutto il Paese.
Una lunga storia di scontri con il regime
Per Panahi non si tratta del primo arresto. Il regista era già stato detenuto nel2010per 86 giorni e successivamente tra il2022 e il 2023, quando trascorse circa sette mesi in carcere prima di essere rilasciato dopo uno sciopero della fame. Negli anni è diventato una dellevoci più note del cinema iranianocritico nei confronti delle autorità, continuando a lavorare nonostante divieti, controlli e limitazioni imposte dal governo.
Nonostante la nuova condanna, il cineasta sessantacinquenne è rientrato in Iran il 30 marzo scorso, nel pieno delle tensioni regionali e del conflitto che ha coinvolto la Repubblica Islamica.
Il successo internazionale e la Palma d’Oro
Figura centrale della cosiddettaNuova Onda iraniana,Panahi è considerato uno dei registi più influenti del cinema contemporaneo. Nel 2015 aveva ottenutol’Orso d’Oro per il film Taxi Tehran.
Più recentemente ha conquistato la prestigiosaPalma d’OroconUn semplice incidente,opera realizzata clandestinamente in Iran. Il film racconta la storia dicinque cittadini iranianiche, dopo aver subito violenze e repressioni, credono di aver catturato uno dei loro ex carcerieri. Una narrazione che molti osservatori hanno interpretato come una denuncia diretta degli abusi e dell’arbitrarietà del sistema iraniano.
Simbolo del dissenso culturale
La conferma della condanna arriva mentre Panahi continua a essere considerato uno deiprincipali simboli della libertà artistica e del dissenso in Iran. Negli ultimi anni il regista si è espresso pubblicamente contro larepressione delle proteste antigovernativeea favore dei diritti civili,posizioni che lo hanno posto sempre più spesso in contrasto con le autorità della Repubblica Islamica.
La sua vicenda continua così ad attirare l’attenzione della comunità internazionale che da tempo denuncia le restrizioni alla libertà di espressione e le persecuzioni nei confronti di artisti, attivisti e oppositori politici nel Paese.
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