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Iran, chi è Ali Larijani: il possibile successore di Khamenei

Per la seconda volta dalla rivoluzione islamica del 1979, la Repubblica islamica si trova a dover designare un leader, dopo la recente morte di Ali Khamenei ucciso nei raid su Teheran. Tra gli altri, spicca il nome di Ali Larijani, vicino a Khamenei

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La morte di Ali Khamenei, ucciso nei raid su Teheran nell’ambito dell’offensiva congiunta di Israele e Stati Uniti, ha aperto in Iran una fase senza precedenti. È solo la seconda volta dalla Rivoluzione islamica del 1979, che la Repubblica islamica si trova a dover scegliere il proprio leader religioso e politico. Dopo la successione del 1989, quando Khamenei raccolse l’eredità dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, il sistema è ora chiamato a designare la terza Guida Suprema in un contesto di guerra e massima pressione internazionale.

La scelta non è soltanto simbolica. Dalla figura che emergerà dipenderà l’orientamento strategico del Paese, una leadership più intransigente potrebbe spingere verso l’escalation militare, mentre un profilo pragmatico potrebbe riaprire la strada a un negoziato con Washington. In questo scenario complesso si è fatto spazio il nome di Ali Larijani, 67 anni, capo del Supremo Consiglio per la Sicurezza nazionale, considerato uno dei più vicini alla linea di Khamenei.

Il profilo di Ali Larijani

Veterano della politica iraniana, Larijani ha costruito la propria carriera all’interno dell’establishment, mantenendo una reputazione da uomo di sistema capace di dialogare con tutte le parti del potere. In passato associato all’area pragmatica, negli ultimi anni ha assunto posizioni più rigide, allineandosi alla linea dura sui dossier strategici. È stato tra i primi alti funzionari a intervenire pubblicamente dopo l’inizio degli attacchi, smentendo l’ipotesi di aperture negoziali immediate con gli Stati Uniti.

Il suo ritorno al centro dell’apparato di sicurezza è stato un crescendo. Dopo la guerra di dodici giorni tra Iran e Israele a giugno, Larijani ha ripreso la guida del Supremo Consiglio per la Sicurezza nazionale, incarico che aveva già ricoperto circa vent’anni prima. Il mese scorso ha effettuato una missione in Oman, Paese mediatore nei rapporti con Washington, per preparare eventuali colloqui sul programma nucleare mentre gli Stati Uniti rafforzavano la loro presenza militare nella regione. Negli anni precedenti, ha gestito i negoziati con la Cina culminati nell’accordo di cooperazione venticinquennale firmato nel 2021.

La storia del possibile leader

Nato a Najaf nel 1958 da una famiglia di religiosi iraniani, trasferitosi in Iran da bambino, Larijani ha conseguito un dottorato in filosofia e ha ricevuto un’educazione laica. Diversi suoi fratelli hanno ricoperto incarichi di primo piano nelle istituzioni della Repubblica islamica, dalla magistratura alla diplomazia. Ex membro delle Guardie rivoluzionarie, è stato capo negoziatore sul nucleare tra il 2005 e il 2007, difendendo il diritto dell’Iran ad arricchire l’uranio, e presidente del Parlamento nel 2015, anno della firma dell’accordo sul nucleare poi abbandonato dagli Stati Uniti nel 2018.

Sanzionato da Washington, Larijani è ritenuto dagli Stati Uniti tra i responsabili della gestione repressiva delle proteste antigovernative esplose nei mesi scorsi, definite dalle autorità iraniane rivolte fomentate dall’estero. Secondo ricostruzioni della stampa internazionale, prima dei raid su Teheran, Khamenei avrebbe delegato a lui la gestione del Paese, marginalizzando di fatto il presidente Masoud Pezeshkian. La sua eventuale ascesa alla Guida Suprema rappresenterebbe una soluzione di continuità con l’era Khamenei, ma in un quadro radicalmente mutato.

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