“Se ci fosse statoMario Draghi al posto di Ursula von der Leyen“. Quando si parla di Unione europea e di economia è impossibile non vedere apparire l’immagine di quelMarionegià presidente della banca Centrale europea, già Governatore della Banca d’Italia e anche ex premier, che ammonisce funzionari, commissari e politici di vario genere dal pulpito di qualche vertice.
Il presidente della Commissione europea ha chiuso il tanto agognato accordo sui dazi con l’inquilino della Casa Bianca, ma il grande timore da superare è il “day after” che sarà più lungo di 24 ore. Anche i più convinti sostenitori non osano pronunciare la parole “successo portato a casa” bensì ci si limita a considerare l’intesa come l’unica scelta attuabile per evitare ulteriori danni.
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Insomma, viene facile immaginarsivon der Leyen e Trump nel bel mezzo di quei campi da golf scozzesicome se stessero alle Vele di Scampia in una scena di Gomorra: dove si sceglie tra la vita e la morte, tra l'”infamata” e la fedeltà. In tutto questo, quindi, il “deal” chiuso dalla politica tedesca per conto dell’intera Unione europea sembra aver generato una delusione diffusa sull’intera scena politica.
E la colpa di chi è? I motivi, lanciati dalle varie fazioni, per cui si sia bollato un accordo “asimmetrico” tra Bruxelles e Washingtoncon dazi al 15% per le importazioni dal Vecchio Continente, avrebbero più volti. Dai rapporti “ambigui” di Giorgia Meloni sia in Ue che in Usa, a von der Leyen stessa che non “è all’altezza” di poter trattare con uno come il tycoon.
E adesso cosa si fa? Nel pratico, poco o nulla, almeno per ora. Nel teorico, invece, da bravi scontenti ci si rifugia nel passato alla ricerca di soluzioni per rincuorarsi fino però a puntare il dito addirittura contro il tempo che passa, le situazione che cambiano e gli equilibri che si spostano. E quindi,cosa sarebbe accaduto se a tenere la mazza da golf fosse stato Mario Draghi?
La sua, è la principale (e forse unica vera) reazione che si attende. E lui lo sa. Ma, fino al 22 agosto quando tornerà a Rimini, per il Meeting “Quale orizzonte per l’Europa“, è inutile sperare di poter sentire la sua voce ammonente e ilsuo sguardo rimproverante. In un certo senso, infatti, sembra che funzionari, commissari e politici di vario genere si muovano come possono “perché non hanno altra scelta” consapevoli però di star compiendo un passo più lungo della gamba. Da qui, l’adrenalina dell’essere giudicati da Mario Draghi. Una sorta diguilty pleasurealla Hitchcock.
Infatti, risulta simpatico immaginare anche Ursula von der Leyen trattare con Donald Trump mentre sulla spalla destra ha Mario Draghi in veste diGrillo parlante che le sussurra soluzioni(invano). Se lui non parla, i suoi ex ministri sì e come da aspettarsi criticano l’accordo commerciale Ue-Usa definendolo senza troppi giri di parole, “asimmetrico e contrario alla linea dell’ex premier”. E quindi, suggeriscono: “Rileggete il suo piano“. Quel programma con cui si chiedeva equità per le imprese di entrambe le sponde dell’Atlantico. Quel piano che vdL aveva commissionato all’ex premier ma che ha lasciato in libreria come un libro che le è stato regalato ma che non le piace.
Nell’attesa, arriva la visione del Guardasigilli,Carlo Nordio, che cita Churchillper sintetizzare l’esito della partita di golf Ue-Usa: “Lo diceva il grande Winston: gli americani hanno il vizio di farsi il bidet in pubblico e di fare bere l’acqua agli alleati e diceva anche:gli americani? Sono quello che sono ma sono gli unici che abbiamo“.
In ogni caso, riempirsi di “se”, “ma”, ipotizzando scenari alternativi, non serve a nulla. La realtà è un’altra e occorre fare i conti con quella. Ciò che è utile è attingere dal passato per cogliere gli spunti positivi per affrontare un futuro imminente. Un discorso, però, che sarebbe dovuto essere fattomolto prima dell’ultima palla andata in buca in Scozia.
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