Il numero delle vittime provocate dalle devastanti inondazioni e frane che hanno colpito l’Indonesia in particolare e l’intero Sud-Est Asiatico, continua a salire. Nella giornata di oggi, le autorità hanno aggiornato il bilancio: si contano oltre 500 morti, mentre più di 400 persone risultano ancora disperse. Le operazioni di soccorso sono attualmente concentrate sull’isola di Sumatra, la più colpita, dove intere comunità restano isolate e migliaia di abitanti non ricevono più i rifornimenti essenziali.
Il miglioramento delle condizioni meteo durante il fine settimana ha permesso ai soccorritori di recuperare ulteriori corpi, ma l’accesso alle aree più remote rimane estremamente complicato. La mancanza di attrezzature pesanti, soprattutto nelle fasi iniziali dell’emergenza, ha rallentato notevolmente gli interventi. Il bilancio delle vittime è destinato a crescere, poiché molte aree non sono ancora state raggiunte e numerose persone risultano ancora scomparse, come ha riferito Suharyanto, il capo dell’Agenzia Nazionale per la Gestione dei Disastri, Bnpb.
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Le piogge monsoniche della settimana passata, che hanno colpito principalmente l’Indonesia, hanno provocato il cedimento degli argini fluviali, scatenando torrenti di fango che hanno devastato villaggi in montagna e sommerso migliaia di abitazioni. Le vittime delle inondazioni che hanno interessato soprattutto l’isola di Sumatra, nell’Indonesia occidentale, sono salite a 502. L’agenzia per la gestione delle catastrofi ha inoltre comunicato che oltre 500 persone risultano ancora disperse. Con questo nuovo aggiornamento, il totale delle vittime delle recenti alluvioni che hanno colpito Indonesia, Thailandia, Malesia e Sri Lanka supera quota 1.000.

Il bilancio delle vittime è il più alto registrato in Indonesia per un disastro naturale sin dai tragici eventi del 2018, quando un violento terremoto seguito da uno tsunami causò la morte di oltre 2.000 persone a Sulawesi. Per far fronte all’emergenza, il governo ha inviato tre navi da guerra cariche di aiuti umanitari e due navi ospedale verso alcune delle aree più colpite, dove molte strade risultano ancora impraticabili. Nel villaggio di Sungai Nyalo, a circa 100 chilometri dalla capitale Padang, nella regione della Sumatra Occidentale, le acque alluvionali si sono in gran parte ritirate a partire da ieri, lasciandosi alle spalle case, veicoli e raccolti sommersi da uno spesso strato di fango grigiastro.
Indonesia e Sri Lanka: parlano i rispettivi Presidenti
In Indonesia, durante una visita odierna nel Nord Sumatra, il presidente Prabowo Subianto ha sottolineato che la priorità attuale del governo è garantire l’invio immediato degli aiuti necessari. Ha evidenziato la presenza di diversi villaggi isolati, possibilmente raggiungibili, e ha aggiunto che il governo sta utilizzando elicotteri e aerei per sostenere le operazioni di soccorso. Prabowo si trova sotto una crescente pressione per dichiarare lo stato di emergenza nazionale, ma a differenza del suo omologo dello Sri Lanka, non ha avanzato una richiesta pubblica di aiuti internazionali.
Anura Kumara Dissanayake, Presidente dello Sri Lanka, ha proclamato lo stato di emergenza per far fronte al disastro e ha promesso un impegno per la ricostruzione. Ha inoltre dichiarato che si tratta del più grave e complesso disastro naturale mai affrontato nella storia del Paese, aggiungendo che l’obiettivo sarà quello di costruire una Nazione migliore rispetto a quella devastata. Confrontando l’attuale calamità con il devastante tsunami asiatico del 2004, che provocò circa 31 mila morti e lasciò oltre un milione di persone senza una casa, le perdite registrate sono tra le peggiori subite dal Paese negli ultimi decenni. Intanto, da ieri pomeriggio le piogge si sono attenuate in tutto lo Sri Lanka.
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