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Houthi, l’annuncio dello stop dei raid contro Israele e le navi nel Mar Rosso

Una decisione presa dai ribelli yemeniti che giunge alla luce del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Intanto, dagli Stati Uniti vengono scanditi i passi da compiere sul fronte del Libano

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In quel futuro della Striscia di Gaza appeso ad un filo, sembra che pian piano si stiano allineando vari scenari fino ad oggi rimasti nella criticità più assoluta. Tra questi, gli attacchi dei ribelli Houthi dello Yemen contro Israele e le navi nel Mar Rosso, che sembrano essere giunti ad una tregua. Uno spiraglio di luce appreso da una lettera senza data indirizzata alle Brigate Qassam, il braccio armato di Hamas e pubblicata online dal gruppo.

Gli Houthi yemeniti hanno così annunciato di aver sospeso le proprie offensive alla luce del cessate il fuoco in vigore nell’enclave palestinese tra lo Stato ebraico e il gruppo armato islamista. Secondo i media palestinesi, i ribelli sciiti filoiraniani hanno quindi scritto nella lettera: “Seguiamo da vicino gli sviluppi. Dichiariamo che, qualora il nemica riprendesse la propria su Gaza, torneremo alle nostre attività militari nel cuore dell’entità sionista e reimporremo il blocco alla navigazione israeliana nel Mar Rosso e nel Mar Arabico“.

Intanto, si prosegue a pensare a quello che sarà effettivamente il futuro nella Striscia di Gaza, dove sembra essere sempre più probabile la divisione di fatto tra un’area controllata da Israele e un’altra governata da Hamas è sempre più probabile. A renderlo noto è la Reuters sul proprio sito, citando diverse fonti che sottolineano come gli sforzi per far avanzare il piano di pace di 20 punti stilato dal presidente a stelle e strisce, Donald Trump, siano in stallo.

Uno scenario che sembra prendere concretezza anche nelle parole di funzionari europei a conoscenza diretta degli sforzi per attuare la fase successiva del piano. Infatti, da quanto appreso, hanno dichiarato che la ricostruzione della Striscia sembra destinata a limitarsi alla zona oltre la Linea Gialla controllata da Israele. Uno scenario che, come hanno avvertito, potrebbe portare ad anni di separazione. Difatti, secondo 18 fonti differenti, tra cui sei funzionari europei e un ex funzionario statunitense a conoscenza dei colloqui, senza un forte impegno da parte degli Usa per uscire dall’impasse, la Linea Gialla potrebbe diventare il confine che dividerà Gaza a tempo indeterminato.

E sempre dagli Stati Uniti vengono scanditi i passi da compiere sul fronte del Libano. Si tratta di dieci condizioni che legano il sostegno economico e politico al disarmo del movimento filo-iraniano Hezbollah e all’avvio di un nuovo ordine politico nel paese.

Tra le condizioni poste, da quanto appreso da fonti di Beirut citate dai media panarabi, figurano la chiusura di tutte le sedi della società finanziaria al-Qard al-Hassan, legata a Hezbollah, il controllo dei porti e dell’aeroporto di Beirut, la chiusura dei valichi illegali con la vicina Siria, la sorveglianza delle società di cambio e di trasferimento di denaro, la lotta alle transazioni in contanti e la fine del coinvolgimento di Hezbollah nelle istituzioni pubbliche.

In tutto questo, Washington chiederebbe anche il monitoraggio dei flussi di denaro provenienti dall’estero e, soprattutto, il completo disarmo di Hezbollah entro tempi brevi, non superiori a sessanta giorni, come segnale di rottura con l’influenza iraniana della regione.

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